90mila posti di lavoro e aria più sana: vuoi lavorare? Ricicla!

Mentre un miliardo di tonnellate di spazzatura viene smaltito nei roghi, il riciclo resta la speranza per dare posti di lavoro e salvare la terra

ricicloLa corretta gestione dei rifiuti è importante non solo perchè rientra tra i doveri di un bravo cittadino, ma perchè può produrre risvolti economici positivi alla popolazione stessa: secondo uno studio del Conai il raggiungimento del 50% di riciclo dei rifiuti urbani e domestici imposto dall’Unione Europea potrebbe offrire entro il 2020 90mila nuovi posti di lavoro.

I vantaggi occupazionali sono inclusi nelle attività della filiera del riciclo, che inizia con la raccolta e il trasporto dei rifiuti e termina in impianti che richiedono, dopo la costruzione, una continua manodopera e costanti controlli. 76400 posti sarebbero disponibili nel ciclo della filiera e altri 12600 andrebbero a far fronte alle necessità degli impianti. In totale, le opportunità lavorative si presentano in proporzione maggiori al Centro e al Sud, aree arretrare nel campo dello smaltimento rifiuti rispetto al Centro Nord, dove gli effetti occupazionali sarebbero prevalentemente rivolti al settore industriale.

Un obiettivo, quello del riciclo, che è quindi doveroso raggiungere, ma non semplice: il fenomeno dell’errato smaltimento dei rifiuti è un male diffuso, e a dimostrarlo è uno studio del National Center for Atmospheric Research, che denuncia: oltre il 40% dei rifiuti prodotti nel mondo viene smaltito in combustioni pericolose. Questi roghi hanno una ingente portata inquinante: producono il 5% dell’anidride carbonica totale, il 29% di emissioni di piccole particelle pericolose, il 10% di mercurio e il 40% di gas idrocarburi.

Questi ultimi incidono negativamente sulla salute dell’uomo con conseguenze che vanno ad interessare funzionalità polmonari, neurologiche, favoriscono il cancro e malattie cardiache

Lo studio è stato effettuato tramite il confronto tra i dati relativi alla popolazione e la produzione pro capite di rifiuti, ed è emerso che all’aumento e consumo di beni corrisponde una più alta tendenza a smaltire la spazzatura in roghi che sottopongono agli effetti del fuoco materiali diversi e pericolosi (si va dalla plastica, ad aggeggi di elettronica).

Questo è ciò che accade nei paesi in via di sviluppo, come Cina, Brasile e Messico, ma anche nelle metropoli già affermate. L’esperta Christine Wiedinmyer, che si è occupata dello studio di questo diffuso fenomeno di inquinamento, attribuisce al disinteresse delle autorità verso queste combustioni non regolamentate, la causa della mancanza di dati reali sulla gravità della situazione rifiuti: “L’inquinamento atmosferico in gran parte del globo è notevolmente sottostimato perché nessuno sta rintracciando la combustione a cielo aperto degli incendi di spazzatura“.

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