La stanza

Coffee Break, i Racconti di NapoliTime

coffee-breakSuccede così.
Conosci persone che per lungo tempo fanno parte della tua vita e ti riempiono la vita. E poi prendete strade diverse, per un lungo periodo siete divisi. E non si sa come mai, vi ritrovate, per uno strano e stupido gioco del destino, del fato, di Dio, di qualsiasi forza soprannaturale che governa le nostre inutili e insulse vite.

Quando sono nata, la stanza dove vivo aveva tutte le pareti bianche. Di un candido biancore spoglio. Mia madre e le mie sorelle si sono adoperate per rendere la stanza più piacevole. Sono arrivate con pennelli e vernice e hanno cominciato a dipingere. Come bambini davanti ad un foglio di carta.

Il verde del prato.
Il giallo del sole.
Il rosso di un tetto.
Il blu del cielo.

L’arancione di una farfalla…

Poi mio padre, stanco di tutti quei colori, ha deciso di cancellarli. Ha usato il nero. Ha preso una grande pennellessa in mano e ha inciso una lunga linea ricurva – a zig zag – che ha percorso un’intera parete. Poi è sparito.
Io a vedere quel nero mi sono raggomitolata nel letto e sono rimasta là, incapace di muovermi. Quei colori erano così belli e quello nero così scuro che non potevo fare a meno di non piangere. Non avevo il coraggio di rialzarmi perché avevo paura che di nuovo sarebbe arrivato qualcuno a cancellare quei colori così vividi.

Un giorno la finestra della mia camera si è spalancata. E ho visto il mondo fuori. Era pieno di quei colori che avevo sempre ricercato dietro quella riga nera. Allora mi sono sollevata e ho lasciato che nella mia stanza entrassero molte persone. Hanno cominciato a dipingere. C’era chi decideva di riempire un solo punto della parete, chi faceva un disegno complicato, chi di dare solo una pennellata. Ma finalmente i colori stavano rientrando in quella stanza troppo bianca.

Una sera, mentre pioveva, mi sono affacciata alla finestra. Ti ho visto sotto un albero, mentre cercavi di ripararti. Ti ho sorriso e ti ho invitato a salire. Ma poi ho pensato: “Ma se vedesse quel nero, cosa penserebbe? Sicuramente la sua stanza è molto più bella della mia”. Ho cambiato idea e ti ho chiesto se potevi rimanere all’ingresso. A quel punto, però, hai fatto di tutto per scoprire cosa c’era dietro quella porta, dentro la mia stanza.
Ho ceduto.

Ti ho fatto entrare. E tu nemmeno hai guardato quella riga nera, ma ti sei soffermato su tutti i punti colorati. Mi hai invitato nella tua stanza. Abbiamo percorso insieme, mano nella mano il corridoio e siamo entrati. In te c’erano molte pareti bianche, pochi colori e una riga nera più o meno come la mia. Ti ho sorriso. Ho preso i colori e ho cominciato a dipingere. Avevo un unico desiderio: rendere la tua stanza la più bella di tutte. Volevo renderti l’allegria perduta. Volevo farti capire quanto di bello in verità c’era in te.

A volte ho pensato che non ti interessasse decorare la mia stanza. A volte ho pensato che io ti servissi solo per colorare quelle pareti che per lungo tempo erano rimaste vuote. A volte ho pensato che tu non avresti mai preso in mano un pennello per aiutare a rendere la mia stanza migliore.
Quando ritornavo nella mia camera, piangevo come una bambina. Mi chiedevo perché tu non entrassi mai in camera mia, con me, per fare quello che io facevo per te.

Una di queste mattine mi sono svegliata. Su una parete a cui non avevo mai guardato, ho trovato un enorme cuore rosso. Sono scoppiata a piangere, perché so che è opera tua. E allora ho capito.
In verità non mi stavi ignorando, non mi stavi sfruttando, non mi stavi usando. Venivi ogni notte, mentre io dormivo profondamente, e coloravi di rosso la parete, ma lentamente, per essere più preciso, per essere bravo, per farmi una sorpresa. Hai scelto una parete che non guardavo mai perché volevi sorprendermi, volevi che io fossi felice.

Ogni mattina mi sveglio e mi appoggio a quel grande cuore rosso. Sai che è il disegno più grande che c’è nella mia camera?
E allora ho preso i colori e ho disegnato tante stelle colorate su quella linea nera.
Perché tutto ciò che ho fatto nella mia vita mi ha portato a te.

Conosci persone che per lungo tempo fanno parte della tua vita e ti riempiono la vita. E poi prendete strade diverse, per un lungo periodo siete divisi. E non si sa come mai, vi ritrovate, per uno strano e stupido gioco del destino, del fato, di Dio, di qualsiasi forza soprannaturale che governa le nostre inutili e insulse vite.
Poi conosci una persona che ti entra dentro, che ti lascia un segno indelebile e cominci a pensare che non vi perderete di vista per niente al mondo.

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