Ludopatia e denaro sporco: Napoli al top nella speciale classifica per numero di imprese per tentare la “fortuna”

11mila imprese in tutta Italia, 1000 solo a Napoli, ma la provincia vanta il maggiore aumento annuo. Il gioco d’azzardo provoca dipendenza e ad incassare è (anche) la criminalità

slot machineQuanto più la crisi aumenta, tanto più il gioco d’azzardo trae vantaggio dalla disperazione delle persone, promettendo loro soldi e ricchezza in modo facile e veloce, in un paese dove ormai si contano quasi 11mila imprese di gioco. Il denaro gettato via per inseguire questo sogno? Nelle casse dello Stato. Ma non solo. E’ questo ciò che emerge dalla ricerca “Il gioco d’azzardo e le sue conseguenze sulla società italiana” di Maurizio Fiasco, dove dal confronto tra i dati ufficiali del Governo e la gestione del capitale mafioso viene messo in luce come la criminalità abbia monopolizzato questo fenomeno sociale, manomettendo le macchine ed i proventi e nascondendosi dietro numeri fittizi.

La penetrazione criminale è stata infatti accertata nel momento in cui risultava “inspiegabilmente bassa la spesa per le slot” in alcune città, e nei luoghi dove accadeva questa fuga di informazioni era attestata una maggiore presenza mafiosa, e quindi maggiore possibilità della manomissione delle slot, che a differenza di Lotto e Superenalotto, sono sottoposte a un controllo minore da parte dello Stato.

La notizia della confisca da parte della Guarda di Finanza di beni che ammontavano a 45 milioni di euro testimonia il legame tra l’ambiente mafioso e quello del gioco. Proprietario di questi beni è infatti Antonio Padovani, imprenditore nel settore del gioco e delle slot, che dalla Sicilia ha trasferito numerosi punti delle sue attività anche a Napoli e a cui sono stati confiscati, tra l’altro, 16 società, 8 autoveicoli, terreni con villa e piscina, una barca, depositi bancari e rapporti finanziari. L’uomo, pregiudicato di Catania, era stato arrestato nell’estate del 2013 in un’operazione della Dda partenopea.

E’ comunque Napoli ad essere in cima a tutte le classifiche delle imprese di gioco, sia per quello di stato, sia per quello a nero, con quasi mille attività solo in città. Non vince però per i  dati dell’aumento annuo, dove a batterla è la provincia: Caserta, col suo boom del +35.5%. Tra le città che giocano di più anche la Capitale, con 871 imprese, e Milano, 544.

E’ proprio la Lombardia ad essere prima tra le regioni, dove 1 azienda su 7 gestisce imprese da gioco e Varese vanta il preoccupante dato di un aumento del +45,5%, e da dove provengono questi dati. E’ stata infatti la Camera di Commercio di Milano a rendere nota questa analisi territoriale del fenomeno in seguito ad uno studio approfondito che metterebbe in luce come le favorite tra le “macchina mangiasoldi” siano le apparecchiature a gettoni e le ricevitorie del lotto. 

Al successo del gioco si contrappone chiaramente la sconfitta dello Stato rispetto alla salvaguardia della stabilità economica dei cittadini e al rischio sempre incombente di ritrovarsi vittime della ludopatia. Le cifre infatti sono allarmanti anche nel territorio lombardo, dove sono in vigore restrizioni, ordinanze e provvedimenti, e costringono l’amministrazione a prendere provvedimenti più stretti e soluzioni che partano dal sociale e da chi ogni giorno fa guadagnare le imprese. A questo fine Viviana Beccalossi, assessore della Regione Lombardia al Territorio, ha annunciato l’intenzione di offrire l’aiuto degli psicologi nelle sale gioco, un’operazione ben mirata e “in supporto di chi, ogni giorno, rovina sé e le proprie famiglie“.

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