Primo giorno di scuola, si comincia con lo sciopero nazionale indetto da Unicobas

Autunno caldo per il mondo della scuola con due scioperi confermati: il 17 i precari e gli “invisibili” generati dalla proposta di riforma del Governo e il 10 ottobre gli studenti

sciopero scuola

Mercoledì 17 settembre, suona la campanella contemporaneamente in tutte le scuole italiane. E mentre tutti i ragazzi si riuniranno nelle aule, i professori si ritroveranno davanti al Ministero dell’Istruzione a Roma per tutta la giornata con l’intento di manifestare contro la riforma Renzi-Giannini. Si tratta di “un segnale forte contro la schizofrenia del Governo, fatta di annunci fattivi clamorosamente disattesi e proposte irricevibili avanzate, ritrattate ed infine rilanciate senza vergogna.”, afferma la sigla sindacale Unicobas Scuola che ha indetto lo sciopero nazionale.

Il Cobas e il Mida Precari in risposta, invece, accolgono la proposta degli studenti a favore di uno sciopero ed un sit-in previsti per il 10 ottobre. Strategie differenti, quindi, che sicuramente hanno il risultato di frammentare il fronte d’azione e creare divergenze tra i diversi sindacali. Ma una cosa è certa: alla base di entrambe le proteste ci sono motivazioni comuni e la comune volontà di urlarle a gran voce.

Alla notizia dello sciopero il Ministro Giannini ha dichiarato su Radio 24 di essere disponibile al dialogo sui punti critici della riforma. Punti che proprio non riescono ad andar giù ai sindacati e contro i quali si batteranno durante la manifestazione di mercoledì.

 “Merito”, “Assunzioni”, “Investimenti”, le parole che risuonano nelle 136 pagine del piano-Renzi. Parole che non convincono, però, l’Unicobas. Secondo il sindacato il patto educativo del Premier è solo “un calderone demagogico dove c’è tutto senza risorse per nulla”. E la sua attuazione non farà altro che condurre la scuola italiana sulla via della privatizzazione, riproponendo quelle che erano le linee guida del disegno di legge Aprea.

Accettare “le risorse private destinazione scuola” e abolire gli organi collegiali, secondo Unicobas, significherebbe dare maggiore voce in capitolo ai privati e maggiore potere. Significherebbe creare una scuola sempre più simile ad un’azienda, attenta ai bilanci e ai profitti più che alla cultura e all’istruzione. Protagonisti della “buona scuola” di cui parla Renzi saranno i presidi-manager che avranno “la possibilità di schierare la squadra con cui giocare la partita dell’istruzione” e, in misura sempre minore, i docenti di ruolo che dovranno coprire ore di supplenza extra (l’obiettivo è quello di eliminare la “supplentite”) ed eseguire test invalsi per dimostrare di essere meritevoli degli scatti stipendiali, non più basati su criteri di anzianità.

“Renzi vuol sapere cosa pensa la scuola del suo progetto? Non c’è bisogno di arrivare a fine anno: verifichi bene i dati dello sciopero del 17 settembre”. Queste le parole espresse da Unicobas in un comunicato stampa del 3 settembre con cui rivendica i diritti della protesta contro la “buona scuola” propugnata dal Premier.

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