Da Seul il premier Monti avverte che il Governo “non tirerò a campare” anche se il Paese non è pronto per le riforme.‏ Pier Luigi Bersani: “la riforma del mercato del lavoro va cambiata”.

Appare alquanto insofferente il premier Mario Monti. Alle sollecitazioni mediatiche che gli giungono dai partiti in merito alla riforma sul lavoro sembra rispondere in modo forzato. L’ insofferenza è rivolta al PD che chiede di valutare più a fondo i diritti e doveri della costituzione.

Lontano dal Paese concede un comunicato. In viaggio per il summit sulla sicurezza nucleare a Seul, il premier afferma: «Se il Paese non si sente pronto per un buon lavoro, non chiederò certo di continuare. Ma qui non si tratta del Paese, i cittadini hanno dimostrato di saper accettare responsabilmente i sacrifici.»

La riforma sul lavoro è al top della polemica. I sindacati ed i partiti stanno cercando di frenare in merito all’articolo 18. In una conferenza stampa dell’ultima ora Monti fa sapere che non cederà il passo. Inoltre cita un aforisma di Giulio Andreotti: «Un illustrissimo uomo politico diceva che è meglio tirare a campare che tirare le cuoia. Per noi questo non vale, il nostro obiettivo è molto più ambizioso della durata fino al limite invalicabile del 2013, è fare un buon lavoro».

Ai microfono degli intervistatori, il premier appare alquanto provato. Il PD non vuole appoggiare la riforma così come presentata in Parlamento. Si teme che sia compromesso tutto il lavoro svolto finora. “Non vedo affatto all’orizzonte una crisi di Governo”, afferma, in una nota dell’ AGI, il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, secondo cui le condizioni per fare una riforma del mercato del lavoro “ci sono, lavoriamo in serenità”.

Il segretario del PD continua: “la riforma del mercato del lavoro va cambiata. Quando ci sarà un approfondimento sereno si vedrà che il tema che abbiamo sollevato non è affatto ideologico ma pratico e sarà riconosciuto anche dagli interlocutori”. Intanto il Ministro Elsa Formero non vuole cedere anche se Bersani le chiede di ragionare, è pronta ad andare avanti con i suoi programmi.

La riforma rischia di subire uno stop in Parlamento. E’ ciò che teme Angelino Alfano – segretario del PDL – in merito al dissenso che ha rivelato tutta la sinistra al governo. Ma Monti non sembra voler asoltare altre ragioni. E’ deciso anche a scavalcare le opinioni dei partiti.

Presto, Monti, vuole spiegare la riforma ai cittadini ed a tutto il Parlamento. Si fa scudo in merito ad una riforma attuata per emergenza ed in pochissimo tempo. Afferma che la Germania, per attuare la riforma sul lavoro, ha impiegato dieci anni mentre lui ha dovuto impegnarsi in pochissimi giorni a causa della emergenza economica nazionale.

Indica ai partiti di non avere avuto il tempo per lunghe consultazioni. La riforma deve essere approvata al più presto in Parlamento conclude Monti. Non c’ è spazio per la polemica ora occorre andare avanti.

One thought on “Da Seul il premier Monti avverte che il Governo “non tirerò a campare” anche se il Paese non è pronto per le riforme.‏ Pier Luigi Bersani: “la riforma del mercato del lavoro va cambiata”.

  1. Il paese si sente pronto per il cambiamento e anche per il rinnovamento ma non si può chiedere senza dare, considerando che a tutt’oggi il premier ha imposto e non chiesto, non ha trattato nulla e solo torchiato di tasse gli Italian, ormai stanchi. Ora mi spieghi, qualche pseudo grande economista, dove sta l’esempio di una riduzione delle spese ministeriali senza ridurre di almeno 600 tra parlamentari nonché del contesto di portaborse e ammortizzatori ministeriali che amplificano il nostro deficit per contenere l’ascesa del deficit pubblico. Vogliamo fatti, chiarimenti, contrattazione costruttiva e non lacrime d’ipocrisia. A napoli si dice ” CHI E’ SAZIO NON CAPISCE CHI E’DIGIUNO” Il popolo è digiuno di fatti e sazio di tasse, ora è il momento di dire basta il lavoro è l’unica ricchezza di questo popolo non gli neghiamo anche questo diritto.

  2. Il paese si sente pronto per il cambiamento e anche per il rinnovamento ma non si può chiedere senza dare, considerando che a tutt’oggi il premier ha imposto e non chiesto, non ha trattato nulla e solo torchiato di tasse gli Italian, ormai stanchi. Ora mi spieghi, qualche pseudo grande economista, dove sta l’esempio di una riduzione delle spese ministeriali senza ridurre di almeno 600 tra parlamentari nonché del contesto di portaborse e ammortizzatori ministeriali che amplificano il nostro deficit per contenere l’ascesa del deficit pubblico. Vogliamo fatti, chiarimenti, contrattazione costruttiva e non lacrime d’ipocrisia. A napoli si dice ” CHI E’ SAZIO NON CAPISCE CHI E’DIGIUNO” Il popolo è digiuno di fatti e sazio di tasse, ora è il momento di dire basta il lavoro è l’unica ricchezza di questo popolo non gli neghiamo anche questo diritto.

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