Ebola: il contagio fa paura, falso allarme a Pozzuoli

All’ospedale di Pozzuoli i sintomi di due migranti africani facevano pensare all’ebola. Lorenzin assicura che l’immigrazione non c’entra, mentre l’UE stanzia fondi per aiutare i paesi colpiti

ebolaNapoli, 21 settembre – Paura all’ospedale di Pozzuoli, dove sono arrivati ieri due pazienti con sintomi che potevano ricondurre alla diagnosi di Ebola. Si tratta di due migranti africani colpiti da febbre alta e diarrea, prontamente trasferiti all’ospedale Cotugno, specializzato in malattie infettive. Eugenio Amato, direttore dell’ospedale di Pozzuoli, rassicura sulla gravità della situazione, assicurando che la mancanza di allerta rispetto alla profilassi specifica “esclude che i due pazienti siano affetti da Ebola”.

E’ stato il ministro della Salute Beatrice Lorenzin a chiarire un punto chiave: i migranti non si devono ritenere in alcun modo responsabili della possibilità di contagio. “Non c’è nessun rischio Ebola legato all’immigrazione”, assicura il ministro, chiarendo che in ogni caso “in questo momento l’Italia è sorvegliata al più alto livello“.

L’unica soluzione per ora è arginare il fenomeno, non chi lo subisce, prestando quindi aiuto e soccorso nei paesi colpiti dall’epidemia. La crisi generale dovuta alla paura dell’Ebola, che è stata definita dal direttore Oms Margaret Chan “crisi umanitaria”, deve essere innanzitutto risolta con una rete di solidarietà sociale concreta, auspicata nelle parole della Lorenzin: “C’è la necessità di coordinare a livello mondiale una serie di interventi nei Paesi colpiti, in particolare Liberia, Sierra Leone e Nigeria, con una possibile estensione al Senegal. Serve uno sforzo comune di tutti i Paesi del mondo“.

Anche la risposta UE al disagio internazionale è stata forte: 150 milioni di euro sono stati già stanziati per le cure, il blocco del contagio e l’attenzione ai sistemi idrici, igienici e sanitari. L’esecutivo di Bruxelles ha analizzato ogni aspetto della situazione, dal supporto richiesto nei paesi a rischio, al sistema di evacuazione per il personale medico e umanitario al lavoro, senza sottovalutare ogni possibile rischio di contagio: si continuerà a lavorare per adottare misure più efficaci per proteggere la popolazione e coloro che vogliono aiutarla.

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