Ricomincio da tre. L’eleganza di Troisi è in un piatto fusion: “Paccheri di Gragnano alla fiorentina”.

Ricomincio da tre. Opera prima di Massimo Troisi che del film è attore, sceneggiatore e regista. Pellicola del 1981 che riscuote un immenso successo di critica e di botteghino, rimane uno dei film con permanenza più lunga nelle sale, circa seicento giorni. Gaetano (Massimo Troisi) fiacco e demotivato decide di andarsene da Napoli per recarsi a Firenze e fare nuove esperienze.

Il suo amico Raffaele (Lello Arena), estroverso ma dall’indole parassitaria e vittimista,  tenta egoisticamente di frenarlo ed è durante la conversazione tra i due che Troisi spiega perché ‘ricomincia da tre’: tre cose gli sono riuscite bene nella vita, quindi non ricomincia da zero ma da tre. Grazie al passaggio in macchina di un pazzo che ha deciso di suicidarsi convinto che nessuno se ne accorgerebbe, capita in un Ospedale Psichiatrico dove si imbatte in Marta, emancipata e femminista. Nasce una storia d’amore che passa attraverso episodi lento-rocamboleschi, nascerà anche un bambino la decisione del cui nome rimane una delle più belle creazioni dell’attore.

Il napoletano, più che interpretato, personificato da Troisi è melanconico, egli infatti sceglie una spalla ideale per far cogliere maggiormente la differenza tra le due napoletanità, una antica, lamentosa, viziata, invadente e classicamente comica, l’altra introspettiva, metropolitana, disillusa, ingenua. Personaggio talmente moderno e nuovo per gli schemi degli anni ‘80 che sembra a tratti Seicentesco. Napoli non si vede ma si percepisce attraverso il dialetto che non segue cliché ma diviene lingua propria in Gaetano, voce vacillante, idioma che si piega su se stesso, sussurrato, lamentato, distante anni luce dall’esagitazione e dall’eccesso di volume.

Considerato l’unico vero erede di Eduardo per il linguaggio e di Totò per mimica e gestualità. Pino Daniele e la sua chitarra tributano a modo ciò che il regista auspica riferire. Un capolavoro in cui Troisi si proietta interamente, dove si coglie introspezione, desiderio di raccontarsi e raccontare un’appartenenza in maniera difforme a come fatto fino allora, dove Napoli, ‘pittata’ sempre dalla stessa mano, possa apparire anche fragilmente e familiarmente compita e timida. Il piatto che è d’uopo abbinare a tale eleganza cinematografica è una fusion tra Napoli e Firenze.

Paccheri di Gragnano alla fiorentina.

Ingredienti:

Paccheri g 90

Lardo di Colonnata pestato con foglie di maggiorana fresca 1 cucchiaio

Guanciale affumicato 2 fettine

Olio 1 cucchiaio

Pepe nero

Grana grattugiato

Patate a dadini sbollentate

Mettere in cottura i paccheri, intanto sciogliere in padella il lardo con olio e guanciale. Aggiungere le patate sbollentate e poca acqua di cottura. Cotta la pasta, mantecare con grana e pepe.

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