Jobs Act: urla e proteste dei grillini in aula, 30 centesimi al ministro Poletti e seduta sospesa. In nottata si vota la fiducia

Al Senato si vota la fiducia alla delega al Governo. La minoranza Pd voterà compatta a favore, Forza Italia contro: va in scena il “Bluff Act”

30 denariRoma, 8 ottobre – La giornata politica prevedeva una discussione generale sul maxi-emendamento presentato da Maria Elena Boschi, in cui sono contenute maggiori aperture alla minoranza del Pd, alla luce delle contestazioni emerse nella direzione del partito del 29 settembre. Poi, il voto di fiducia per chiamata nominale.

Ad entrare in aula al Senato non è il Jobs Act ma una delega del Governo. Ciò significa che il Parlamento vota la delega al Governo che avrà la facoltà di legiferare. Sarà poi compito del Governo varare un decreto legislativo che scenda nei dettagli del provvedimento.

Il Presidente del Senato Pietro Grasso, a seguito della proposta del Ministro delle Riforme, ha convocato la Conferenza dei Capogruppo a Palazzo Madama. E subito dopo, dato che il regolamento del Senato è più agile di quello della Camera (che prevede una pausa di 24 ore), si sarebbe dovuti giungere al voto. Ma niente è andato secondo i piani.

Il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha preso la parola, senza neanche riuscire a finire il suo discorso. Immediatamente urla e proteste dall’ala Cinque Stelle. Poi il caos più totale. La senatrice grillina Rosetta Enza Blundo ha raggiunto i banchi del governo e vi ha gettato su delle monetine. A ruota l’ha seguita Vito Petrocelli, capogruppo M5S, che ha poi dichiarato: “Ho poggiato sul banco del Ministro Poletti 30 centesimi, 30 centesimi come 30 denari. Il messaggio è che con quei soldi ci paga le tutele crescenti per i miei figli, che tanto non le avranno”.

“Fuori”, “a casa” hanno continuato a gridare i Cinque Stelle, rivolgendosi a Poletti e al Ministro Boschi. Petrocelli ha alzato in alto un foglio bianco. E dopo continue interruzioni e due richiami, il Presidente Grasso si è trovato costretto a cacciarlo via. “Sono stato espulso per aver mostrato in aula un foglio bianco. Il foglio rappresenta la delega in bianco che il Governo vuole farci firmare con la fiducia sul Jobs Act. Per la prima volta un capogruppo viene espulso dal Senato per aver mostrato un cartello perfettamente bianco, rasentiamo l’assurdità”. I parlamentari pentastellati però, gli hanno fatto scudo, impedendo ai commessi di portarlo fuori, fino poi ad essere allontanati fisicamente uno ad uno.  La bagarre, nonostante ciò, è continuata e Grasso ha sospeso la seduta, rinviandola al pomeriggio.

Alle 16 sono ricominciati i lavori. Petrocelli, come stabilisce la normativa, è potuto ritornare tranquillamente in aula. Nessun esponente della maggioranza prenderà la parola, affinchè Renzi, impegnato a Milano nel summit Ue sul lavoro, possa comunicare in tempo il risultato raggiunto. In ogni caso, la prima chiamata per il voto arriverà alle 21. In notevole ritardo, dunque, visti gli eventi che hanno scosso stamane Palazzo Madama.

Ancora però, emergono dissapori. La minoranza del Pd sebbene voterà compatta la fiducia, ha presentato un documento sul Jobs Act firmato da 26 senatori e 9 deputati. “Alcuni dei nostri emendamenti”, ha dichiarato la senatrice Maria Cecilia Guerra, “sono stati accolti nel maxi-emendamento del Governo, quindi sono stati fatti passi avanti, ma non basta: altri temi importanti sollevati e accolti anche nella direzione Pd non compaiono nel maxi-emendamento”.

Forza Italia invece, ha dichiarato che nelle votazioni serali si esprimerà contro la fiducia, contro quel Jobs Act per loro trasformatosi in un “Bluff Act”. Il senatore Luigi Perrone ha detto che è inaccettabile “porre la questione della fiducia su una tematica così delicata”.

Il premier però, intende “portare a casa il risultato”, senza “mollare di un centimetro”. E ha sfidato grillini e dissidenti affermando: “Ci contestino, ma il Paese lo cambiamo. Cambiandolo facciamo l’unica cosa che veramente serve: restituire posti di lavoro”.

9 ottobre – Alle 00,30 sono in corso le votazioni, siamo alla prima chiama.

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