Cuperlo (Pd): “Mettere al Senato la fiducia sul Jobs Act è stato un errore serio”

Voto sì per disciplina di partito ma “non escludo che si possa giungere, prima o dopo, a un chiarimento anche drammatico”. Art. 18: “Il governo non ha il mandato (la delega) a decretare nuovi indirizzi”, “Diciamo che il governo ha pensato di procedere con la logica del simbolo da smantellare”

Gianni CuperloUn lungo post su Facebook per spiegare i motivi del dissenso. Gianni Cuperlo, uno degli sfidanti alle primarie di Matteo Renzi, commenta così il voto di fiducia al maxi-emendamento che dovrebbe produrre la riforma del lavoro, il cui emblema è divenuto il tanto discusso Art. 18 dello Statuto dei lavoratori, o meglio ancora, quello che ne rimane dopo essere già stato ampiamente modificato dalla Legge Fornero del passato Governo Monti.

FIDUCIA – “Il governo ha appena apposto la questione di fiducia sul Jobs Act. Non mi rassegno. Sento che dobbiamo batterci fuori e dentro il Parlamento per innovare il mercato del lavoro su punti decisivi. La partita resta aperta. Non si fanno vere riforme puntando sulla divisione del Paese e ora la parola passa alla Camera che va messa nella condizione di discutere e migliorare il testo. Servono risorse certe perché l’impegno sacrosanto a estendere tutele e ammortizzatori abbia gambe per camminare. Mettere al Senato la fiducia sul Jobs Act è stato un errore serio”. “E penso che alla Camera dobbiamo batterci per evitare che alla fiducia si arrivi, impedendo di modificare una legge delega che così non va”.

ARTICOLO 18 – “Voglio chiarire il punto sull’articolo 18. Nella delega non c’è una parola sulla modifica delle norme attuali sui licenziamenti. Questo vuol dire che il governo non ha il mandato (la delega, appunto) a decretare nuovi indirizzi in quell’ambito. Bisogna battersi per rendere questo aspetto esplicito. Ma se parlate con chi la materia la conosce e la studia, a volte da decenni, ne avrete conferma. Diciamo che il governo ha pensato di procedere con la logica del simbolo da smantellare, ma nel solco del “si fa ma non si scrive”. La realtà è che se non lo scrivi non lo puoi fare. E la delega non ha neppure assorbito la timida correzione della Direzione del Pd (sulla reintegra per discriminazione e per il disciplinare). Resta lo scoglio del licenziamento economico soggettivo “manifestamente infondato” per il quale io continuo a credere che il ricorso al giudice sia una prerogativa contemplata dalla nostra Costituzione (articolo 24).”

EMENDAMENTI – “La delega ha recepito alcuni degli emendamenti presentati al Senato (esplicitata la volontà di superare le forme di assunzione precaria; la scelta di dare centralità al lavoro a tempo indeterminato rendendolo più conveniente rispetto alle altre tipologie contrattuali; si è corretto parzialmente il nodo delle mansioni e dell’uso dei voucher). Ma il governo ha ignorato altri snodi fondamentali: le risorse necessarie per garantire l’estensione delle tutele e l’universalità di un sussidio di disoccupazione; l’assenza di garanzie rispetto alla invasività dei controlli a distanza; la vaghezza del contratto a tempo indeterminato che prevede un trattamento diversificato per i nuovi assunti con una questione di costituzionalità“.

DISCIPLINA DI PARTITO – “Oggi la fiducia era al Senato, ma sarebbe ridicolo che io usassi questo come uno scudo. Ripeto come la vedo. Mi batterò per evitare che alla Camera si ponga la fiducia sulla legge delega. Oggi i senatori, con alcune eccezioni, hanno votato la fiducia sulla base di un ragionamento (giusto o sbagliato) che è stato questo: se voti No alla fiducia tu decidi che il governo deve andare a casa. E’ questo l’obiettivo che si doveva produrre oggi al Senato? Licenziare il governo? Perché quando in ballo è la fiducia al governo e tu aderisci a un gruppo parlamentare che è l’azionista di quel governo, puoi e devi scegliere. Se neghi il tuo voto decidi che quel governo deve cadere. Io sono allarmato dalla piega politica e culturale che sta prendendo il mio partito e il nostro governo. In via di principio non escludo che si possa giungere, prima o dopo, a un chiarimento anche drammatico e della natura qui accennata. Spero che non si arrivi a quel punto e mi impegnerò per evitarlo, nella chiarezza delle idee e delle posizioni. So però una cosa. Che se dovessi giungere alla scelta di votare No alla fiducia al governo del mio partito ne trarrei le logiche conseguenze sul piano politico e della mia presenza in Parlamento. Rispetto la vostra opinione, solo mi pareva onesto (anche se oggi non ho votato alcuna fiducia) dirvi cosa intendo per l’appartenenza a un partito e a un gruppo parlamentare. Quando scrivo che non si può avere solo la disciplina senza un partito, voglio dire che adesso questa battaglia continua e che questa legge delega si può e si deve cambiare. Spero e credo possa accadere. In caso contrario ognuno deciderà cosa fare e con quale coerenza affrontare un passaggio decisivo per voi e per molti di noi.”

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