#Supplentite: la cura arriva dall’Europa. Prevista per il 26 novembre la sentenza della Corte di Giustizia sull’assunzione dei precari

“L’assegnazione reiterata di supplenze su posti vacanti e disponibili al ruolo non può essere considerata come giustificata da ragioni obiettive”

precario scuola

13 ottobre –  Il prossimo 26 novembre si preannuncia come una data storica per il mondo della scuola e per gli oltre 140mila supplenti che versano da anni in condizioni di estremo precariato. Quel giorno infatti, secondo quanto annunciato dalla cancelleria della Corte di Lussemburgo, la Corte di Giustizia pronuncerà una storica sentenza che potrebbe determinare la fine della condanna al precariato a vita.

Come ha infatti dichiarato Marcello Pacifico, il presidente Anief (Associazione Sindacale Professionale): ”Sulla questione precariato scolastico siamo finalmente giunti alla resa dei conti. I lampi all’orizzonte in arrivo da Lussemburgo, che annunciano tempesta sullo Stato italiano, hanno addirittura indotto il premier Renzi a inserire tra i punti qualificanti del progetto di riforma “La Buona Scuola“, proprio l’assunzione di tutti i precari inseriti nelle graduatorie ad esaurimento. La stabilizzazione dei precari è una strada obbligata, come siamo certi ribadirà anche la sentenza della Corte di Giustizia Europea. Ma chi ha vissuto così a lungo in questa condizione dovrà anche essere risarcito per gli innumerevoli anni di vita da precario e per essere stato tenuto per tanto tempo al livello stipendiale d’ingresso, a causa del mancato riconoscimento degli scatti di anzianità”.

E’ dal 2010 che prosegue ininterrotta la lotta al precariato e ai contratti a tempo determinato condotta da Anief; più di quattro anni fa si era infatti ricorso al giudice sovranazionale proprio in merito al precariato sconsiderato che in Italia imperversa già da molti anni e che coinvolge attivamente coloro che hanno svolto più di 36 mesi di servizio. Lo scorso luglio il legale Maciej Szpunar si è espresso in maniera favorevole in merito alla faccenda dichiarando che “l’assegnazione reiterata di supplenze su posti vacanti e disponibili al ruolo non può essere considerata come giustificata da ragioni obiettive”.

Secondo Szpunar l’origine del problema risiederebbe in “una normativa nazionale, quale quella oggetto del procedimento principale, che, da una parte, autorizza il rinnovo di contratti a tempo determinato per provvedere alla copertura di posti vacanti d’insegnamento e di personale amministrativo, tecnico ed ausiliario delle scuole pubbliche, in attesa dell’espletamento delle procedure concorsuali per l’assunzione di personale di ruolo, senza che vi sia la benché minima certezza sulla data in cui tali procedure si concluderanno”.

Situazione aggravata ulteriormente dal fatto che queste modalità vengano reiterate “senza definire criteri obiettivi e trasparenti che consentano di verificare se il rinnovo di tali contratti risponda effettivamente ad un’esigenza reale e sia di natura tale da raggiungere l’obiettivo perseguito e necessario a tal fine, e, dall’altra, non prevede alcuna misura per prevenire e sanzionare il ricorso abusivo alla successione di contratti di lavoro a tempo determinato nel settore scolastico”.

Szpunar conclude quindi ritenendo che questa modalità “non può essere considerata come giustificata da ragioni obiettive ai sensi della clausola 5, punto 1, lettera a), dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, concluso il 18 marzo 1999, che figura in allegato alla direttiva 1999/70/CE del Consiglio del 28 giugno 1999, relativa all’accordo quadro CES, UNICE e CEEP sul lavoro a tempo determinato. Ai giudici del rinvio, tenuto conto delle considerazioni che precedono, che spetterà valutare se ricorrano tali circostanze nell’ambito dei procedimenti principali”.

Stando così le cose, la tanto attesa sentenza della Corte di Giustizia potrebbe quindi significare l’assunzione a tempo indeterminato dei supplenti che abbiano maturato almeno 36 mesi di servizio, ad iniziare dai docenti abilitati.

Lascia un commento