Costa cara alla Scuola la “promessa di assunzione” per 148mila precari. Scuola e Università ancora una volta falcidiate dai tagli

Non più tagli ma “risorse fresche” per “la Buona scuola”. Scuola, Università e ricerca duramente colpite

cartello-scuola-pubblicaSiamo davanti al solito bivio: come si possono coniugare stabilità e ripresa economica con riforme e investimenti? Se i fondi sono pochi dove si vanno a “pescare” i finanziamenti? “Nella Scuola”, è la risposta da un po’ di anni a questa parte. Ancora una volta Scuola e Università devono fare da “tappabuchi”, contribuendo per un quarto dei risparmi imposti dalla Legge di stabilità.

Questa, proprio in queste ore giunta nell’aula del Consiglio dei Ministri per l’approvazione definitiva, si presenta come una manovra del valore di 36 miliardi di euro. Soldi che verranno smistati in diverse direzioni, dalla riduzione delle tasse (di circa 18 miliardi afferma Renzi) al bonus Irpef (i famosi 80 euro aggiunti alla busta paga), dai finanziamenti ai Comuni a quelli destinati al sistema scolastico.

Circa un miliardo la somma che spetterà alla scuola, secondo le promesse del Premier annunciate già prima dell’estate. Circa di 1.1 miliardi il valore dei tagli che invece dovrà subire. Un serpente, quindi che si morde la coda. Un “dare” e “avere” che in realtà frutterà ben poco alle casse della scuola pubblica. “Il Governo vuole fare la riforma a costo zero”, afferma Marcello Pacifico, presidente Anief.

E così, mentre da un lato si prospettano assunzioni per 148mila docenti, dall’altro ci saranno consistenti tagli alle spese di pulizia (130 milioni), ai fondi stanziati per i progetti nazionali di istruzione (50 milioni) e per le supplenze a breve termine (55 milioni). Ad essere toccati anche gli scatti di anzianità, che diventeranno 189 in tre anni, permettendo un risparmio di 130 milioni di euro, e i membri esterni (eccenzion fatta per il Presidente) dell’esame di maturità, per la cui spesa verranno detratti 144 milioni.

“Realizzare delle commissioni di soli docenti interni non avrebbe alcun senso. Paradossalmente, se questa è l’intenzione tanto vale allora eliminare la prova e fare solo uno scrutinio finale del consiglio di classe, mutando la legge che obbliga a svolgere gli esami di stato. Se invece è solo la prima tappa verso l’assurda perdita del valore legale del diploma, basta dirlo”, commenta sarcastico Pacifico.

Per quanto riguarda il mondo dell’Università invece, ci sarà una sforbiciata decisa alla quota rimodulabile del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo) di circa 32 milioni di euro. 5 milioni invece, verranno decurtati alla sede di ingegneria di Genova (Erzelli) ed altri 3 alla scuola dell’ateneo Jean Monnet. Anche la ricerca non verrà risparmiata, colpendo Foe, Far, Fisur. “Da anni l’università è considerata solo come un bacino da cui tagliare e prendere soldi”, dice Gianluca Scuccimarra dell’Udu.

Ma il Pd smentisce tutto: “La politica dei tagli non riguarda il progetto. Rispetto ai “si dice”, il Governo ha investito grandi risorse in un piano straordinario per l’edilizia scolastica e lavora avendo come stella polare le politiche a favore delle nuove generazioni”. Queste “grandi risorse” però, da qualche parte dovranno pure venire, da dove ancora non sembra chiaro. Vero è che non sarebbe la prima volta che un Governo tagli le gambe al comparto scuola. Dal 2009 sono stati sottratti 200mila posti, 4mila istituti e 8miliardi di euro.

“Attuare una politica di questo genere” – conclude Marcello Pacifico – “rappresenterebbe l’esatto opposto di quanto dichiarato negli ultimi sei mesi da chi gestisce l’amministrazione scolastica e le sorti del Paese”. Non tagli ma “risorse fresche” è ciò che serve alla scuola, ciò che l’Anief ha reclamato a gran voce nella giornata di ascolto del Pd sulla “Buona scuola”. E se non verranno ascoltati questo sarà solo “un motivo in più per aderire il prossimo 31 ottobre allo sciopero indetto da Anief”.

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