Il prosciutto potrà essere corretto con additivi, aromi chimici e acqua. E’ addio alla qualità Made in Italy?

La nuova normativa sulla preparazione dei salumi suscita le proteste di Coldiretti

prosciutto-cottoÈ in arrivo un prosciutto che di prosciutto avrà principalmente soltanto il nome. Additivi e aromi chimici per esaltarne e correggerne il gusto, maggiori percentuali di acqua “che sarà pagata dagli acquirenti come se fosse carne”. Questo l’allarme lanciato da Coldiretti in merito alla proposta dello schema di decreto ministeriale che introduce “allucinanti novità” alla normativa sulla preparazione dei salumi. Fino ad oggi, infatti, la percentuale di acqua concessa dall’Unione Europea per alcune categorie di insaccati, come ad esempio wurstel e mortadella, non poteva superare il 5% del peso del prodotto. Ora, invece, questa barriera sta per essere infranta e ad essere coinvolto è anche il tanto amato prosciutto cotto.

“L’incremento del tasso di umidità previsto per le tre categorie di prosciutto cotto, prosciutto cotto scelto e prosciutto cotto di alta qualità andrà a minare la qualità del prodotto stesso a discapito del maiale italiano le cui carni hanno caratteristiche qualitative superiori a quelle dei maiali dei Paesi del nord, penalizzando i nostri allevatori”, commenta Roberto Moncalvo, presidente della Coldiretti.

Ma non è tutto. “Il decreto” – continua Moncalvo – “cancella poi il divieto di utilizzo di aromi chimici, aprendo così la strada alla possibilità di correggere gusto e sapore dei salumi fatti con materia prima scadente e di dubbia origine”. È ancora assente, infatti, una legge sull’etichettatura che obblighi i produttori ad indicare il luogo di provenienza dei maiali. Olandesi, danesi, francesi, tedeschi e spagnoli sono più del 60% dei prosciutti che giungono sulle nostre tavole senza che i consumatori ne siano realmente a conoscenza. Il risultato: un prosciutto annacquato, di scarsa qualità ed “industrializzato”. ”Altra novità del provvedimento è l’inserimento nel decreto del Culatello, sino ad oggi assente, ma anche qui si apre a una “industrializzazione” del prodotto (uso di involucri artificiali al posto del tradizionale budello naturale) che finirà per abbassarne la qualità”, aggiunge la confederazione.

E, considerando che tutto ciò permetterebbe un visibile ammortizzamento dei costi di produzione, sempre meno produttori saranno portati a puntare sulla qualità e l’originalità dei prodotti. La dimostrazione più chiara sono le recenti inchieste alimentari che hanno portato alla luce decine e decine di frodi. Celebre il “caso” della carne di cavallo spacciata per manzo ed utilizzata per produrre sughi e polpette. Secondo un’analisi della Coldiretti sulla base dell’attività dei Nas, infatti, “dall’inizio della crisi nel 2008 ad oggi sono aumentati del 150 % i sequestri”. Sempre di più, quindi, ci stiamo allontanando dalla qualità e dal prestigio del Made in Italy che ci ha reso noti in tutto il mondo, in nome della modernizzazione delle tecniche di produzione. Più i contro che i pro però, a quanto pare, e a pagare le spese di questa “industrializzazione” saranno principalmente i produttori nostrani e la salute dei consumatori.

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