Lo stile di vita di PrecariaMente. Tutto a misura di “lavoro interinale.”

E’ quanto capita di chiacchierare del più e del meno con un assunto a tempo indeterminato che capisci quanto la tua vita da “interinal-precaria” sia sfigata. Perché ti trovi a dire con un sospiro che devi andare in palestra quando esci dall’ufficio e l’assunto ti guarderà con occhi spiritati e dirà, “Ma scusa perché non ci vai in pausa pranzo?”. Forse perché la mia palestra non è vicino al mio “ufficio temporaneo” dato che l’abbonamento più corto te lo fanno di sei mesi e il mio contratto è di due?

Sono cose che chi non è precario non può capire. È tutta una serie di cose che molta gente non è in grado di comprendere. Partiamo dalle più semplici. Il parrucchiere, inutile andare in uno vicino all’ufficio, perché tanto anche se è bravo e ti accontenta, appena il contratto scadrà, non puoi farti sette chilometri per tagliare i capelli. Pensate che io avevo una sarta di fiducia. Era lungo il tragitto che facevo per andare al mio vecchio lavoro. Era fantastica, lavori fatti davvero bene. Da quando ho cambiato lavoro sono allo sbando, perché diciamo che non è proprio a portata di bici e ora non so da chi andare.

La stessa cosa è per l’estetista, per gli ospedali dove fare le visite mediche, per la casa da comprare. Chi è precario deve fare tutte queste cose vicino casa perché, almeno quella, per un lasso di tempo più lungo non dovrebbe cambiare. E cosi via alle corse per arrivare puntuale a ogni appuntamento, dovendolo fissare comunque dopo il lavoro (il precario non può andare in pausa pranzo) o dovendo prendere permesso (nel caso delle visite mediche).

Quindi corro, corro e corro ancora. Una corsa continua, perenne e costante.

Mi sento quasi Forrest Gump. Però posso dire di conoscere bene la mia città. A furia di girarla!

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