Bankitalia ed imprese contrari a Tfr in busta paga. Rischio pensioni misere

Il Ddl di stabilità arriva davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato: Tfr, tagli alle Regioni, bonus di 80 euro le questioni più scottanti

TfrTfr in busta paga? Si, ma “è cruciale che venga mantenuta la temporaneità del provvedimento”. Queste le parole di Luigi Federico Signorini, vicedirettore generale di Bankitalia, durante l’audizione sul Ddl di stabilità davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato.

Se da un lato versare il Trattamento di fine rapporto in busta paga incentiverà sicuramente i consumi, dall’altro però “inciderebbe negativamente sulla capacità della previdenza complementare di integrare il sistema pensionistico pubblico, che in prospettiva presenta bassi tassi di sostituzione, soprattutto per i giovani, mediamente più soggetti a vincoli di liquidità”. E se a richiedere la monetizzazione del Tfr saranno i lavoratori a basso reddito, come “è ragionevole supporre” secondo Bankitalia, il rischio di pensioni misere è ancora più in agguato.

Anche le imprese non sembrano essere tanto a favore del provvedimento. Cesare Fumagalli di Rete Imprese Italiana ha detto: “Si tratta di una botta di impoverimento per le Pmi. Se tutti i lavoratori lo chiedessero per noi sarebbe un disastro”.Ma la soluzione arriva proprio da Signorini: “la busta arancione”. In poche parole “un estratto conto nazionale che contenga proiezioni della propria ricchezza pensionistica al variare dello scenario macroeconomico e in funzione della propria carriera lavorativa”, spiega il vicedirettore di Bankitalia. In questo modo, prima di chiedere il Tfr in busta paga, sarà possibile per i lavoratori avere un quadro più completo, così da “effettuare una scelta consapevole sull’opzione loro concessa”.

Bankitalia, però, non si è fermata al Tfr, esprimendosi in modo più generale in merito alla legge di stabilità, argomento appunto della audizione. “Data l’eccezionale profondità e durata della recessione, – continua Signorini – il rallentamento del processo di aggiustamento dei conti pubblici proposto appare motivato: può contribuire a evitare il rischio di una spirale recessiva”. Un dato certamente positivo, ma non abbastanza secondo i dati Istat che parlano di “segnali buoni ma instabili”. A sentire Giorgio Alleva, presidente dell’Istat, “nel 2015 e nel 2016 la crescita economica reale beneficerà in modo marginale della manovra espansiva, rimanendo sostanzialmente invariata rispetto al quadro tendenziale”. Per quest’anno, infatti, il Pil continuerà la drammatica discesa che dura da tre anni, diminuendo dello 0,3%. Solo nel 2015 ci sarà una debole ripresa, che culminerà nel 2016 con una crescita del +1% del Pil.

E d’accordo con i dati Istat è anche Giorgio Squinzi di Confindustria che definisce la legge di stabilità “non propriamente espansiva”. “Sul costo lavoro, sui pagamenti dei debiti della Pa si è molto lavorato sebbene non siamo ancora a una soluzione definitiva, ma manca un’azione decisa sugli investimenti”, commenta Squinzi. E conclude con un appello: “Ciascuno faccia la propria parte!”.

In ballo, infine, nell’audizione anche i tagli alle Regioni e i “famosi” 80 euro mensili disposti dal Ddl. Secondo la Corte dei Conti, al pari del Tfr, i tagli alle Regioni sono un’arma a doppio taglio. Il rischio, secondo Raffaele Squitieri, è che le “Regioni e gli Enti locali siano indotti a compensare l’ulteriore riduzione dei trasferimenti recata dalla legge di stabilità – si tratta del 51% in meno – con un aumento dell’imposizione decentrata”. Stiamo parlando, insomma, di un aumento delle tasse. E, aggiunge il presidente dell’Upi (Unione province italiane) Alessandro Pastacci, sarà difficile in questo modo “continuare ad assicurare l’erogazione dei servizi essenziali”. Riguardo il bonus di 80 euro, invece, i dati Istat sembrano aprire un piccolissimo spiraglio positivo. Pari al 2,7% l’aumento del reddito per i beneficiari. Una piccola goccia in un mare di problemi, che però permetterà a circa 97 mila famiglie nel 2015 di allontanarsi dalla soglia della povertà.

Lascia un commento