Il Governo Renzi va dritto per la sua strada, la Piazza comincia a farsi sentire

Riforma del lavoro, legge elettorale, manovra finanziaria e riforma del Senato sul tavolo del Governo

renzi tvL’ora X è giunta, a strettissimo giro infatti il Governo del Premier Renzi dovrà chiudere tre questioni fondamentali che rappresentano il cardine di quel processo di riforme promesse, sperate e giurate ormai da troppo tempo. Il Jobs Act, la riforma del Senato e del titolo V della Costituzione, la legge elettorale e la manovra finanziaria, rappresentano sicuramente il più imponente panorama di riforme che un Governo abbia mai affrontato in tempi così brevi e Renzi ha legato il suo destino politico proprio al successo di queste riforme.

Sul Jobs Act la strada pare essere in discesa, infatti la minoranza PD (che è ormai un soggetto politico a sé e pure d’opposizione) ha ottenuto il ricorso al Magistrato, quindi al reintegro, per i licenziamenti disciplinari e/o discriminatori anche se le “qualificazioni specifiche delle fattispecie” saranno comunque definite nei decreti delegati. Inoltre sono state garantite dal Governo anche altre aperture sui controlli a distanza per i lavoratori e allargamento dei fondi per gli ammortizzatori sociali che però si trovano sul tavolo della Legge di stabilità, che verrà votata solo dopo l’approvazione della riforma del lavoro.

In questa partita a scacchi l’Ncd di Alfano prova ad arroccarsi, sostenendo che le modifiche alla legge vanno discusse anche con loro in un vertice di maggioranza ad hoc, soprattutto per le parti che attengono la definizione delle deleghe, ma su questo il Ministro Boschi è stato categorico: “La discussione è aperta a tutti, entro il dibattito parlamentare”. Quindi non c’è bisogno di nessun vertice. Anche sull'”Italicum” tutto procede secondo i piani del Governo. Le modifiche fatte dall’ufficio di Presidenza riguardo l’abbassamento al 3% alla soglia di sbarramento ed il premio di maggioranza da assegnare ai partiti e non alle coalizioni, sono state accettate di buon grado da Berlusconi che si riserva, come contropartita, di avere voce in capitolo per la prossima elezione del Presidente della Repubblica.

Non potendo l’ex Cavaliere proporre il “suo” Gianni Letta dovrà accontentarsi di ripiegare su Giuliano Amato, nome su cui pare un po’ tutti stanno convergendo. Certo sulla legge elettorale non mancano i mal di pancia soprattutto per quei 100 capi-lista bloccati da nominare nel chiuso delle segreterie che non vanno proprio giù né alla minoranza PD né tantomeno ai 5Stelle che rilanciano sulla questione delle preferenze. Ancora in salita invece la strada della manovra finanziaria, i rapporti con le parti sociali sono ancora tesi e dopo il doppio sciopero generale previsto per fine novembre non è escluso che Renzi  arrivi a chiedere la fiducia.

Intanto le Piazze si mobilitano. Prevista per oggi, una mobilitazione nazionale indetta dai comitati di base, Cobas, precari del mondo della scuola, studenti e disoccupati più o meno storici, soprannominata “Sciopero Sociale”. A Napoli il corteo dei manifestanti ha bloccato finanche la rampa di accesso alla Tangenziale all’altezza di corso Malta. Il corteo ha attraversato tutta la città ed è entrato in Tangenziale bloccando la circolazione in direzione di Pozzuoli. In vari tratti sono state posizionate alcune barriere removibili di plastica, impedendo il passaggio delle auto. Nessun incidente, per fortuna.

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