Da “Scusate il ritardo” di Massimo Troisi alla mozzarella in carrozza.

Scusate il ritardo è il più bel film di Massimo Troisi. Esce nelle sale due anni dopo Ricomincio da tre e colleziona diversi riconoscimenti tra cui il David di Donatello a Lello Arena. La storia, differente da quella della pellicola precedente, racconta di Vincenzo (Massimo Troisi) e Tonino (Lello Arena), due amici napoletani alle prese con le loro sfasature amorose. La differenza di approccio alla vita tra i due è questa volta evidente al punto che si foggiano momenti comici ineguagliabili, unici, perfetti. Vincenzo è un giovane disoccupato, schivo, inibito, non curioso, nevrotico, apprensivo e fatalista alle prese con Tonino, l’amico piagnone e appiccicoso che lo coinvolge in continui e incomprensibili sfoghi nei quali lamenta l’improvviso abbandono della fidanzata.

Napoli anche qui non viene rappresentata utilizzando quegli sfondi da cartolina tanto cari alla filmografia pre-Troisi. Napoli appare livida, fredda, fosca. Nonostante tutto, a detta dei maggiori critici cinematografici e dei più rilevanti professionisti, tra cui il grande Alberto Sordi, in Scusate il ritardo si gode della comicità assoluta di Troisi. Indimenticabile la trovata dei “cinquanta giorni da orsacchiotto” o la risposta al sacerdote che lo invita a vedere la statua della Madonna che piange al quale ripete di essere avvilito perciò se la Madonna avesse riso avrebbe accettato più di buon grado.  Sebbene non la più divertente del film, la scena in cui Vincenzo e Anna (Giuliana De Sio), fidanzata di Vincenzo, rincuorano Tonino è però chiarificatrice della filosofia dei personaggi.

Tonino ha impiegato tre anni per far capire alla fidanzata che non gli piace la salsa con i semi e le ‘pellecchie’, Vincenzo lo rimprovera di non averla lasciata lui per primo perché non riceveva quello che si aspettava, Anna infine rimprovera Vincenzo di insensibilità poiché l’amore non è come andare dal salumiere, chiedere una mortadella e andarsene se questa è finita. Il centro di tutto è il senso di inadeguatezza che si prova di fronte all’amore e alle richieste totalizzanti che esso avanza.

Di contro la totale idoneità di un piatto tipico ma di mezzo, come la mozzarella in carrozza che rappresenta l’assoluto godimento del palato, esattamente come avviene di fronte a quest’opera d’arte ma  con una rivisitazione, l’aggiunta della mortadella, ispirata al sensibile ma travolgente umorismo delle conversazioni degli interpreti, allo spessore dei temi trattati e alla bellezza dei loro volti.

Ingredienti:

fiordilatte g700

pane raffermo g700

uova 3

latte

pepe

sale

farina

mortadella affettata sottile

una padella di ferro piena d’olio

Tagliate il pane a fette alte circa un centimetro, fate altrettanto con la mozzarella. Ponete al centro di una fetta di pane una fetta di mozzarella e una di mortadella, chiudete con un’altra fetta di pane. Infarinate il tramezzino e preparate le uova sbattute con sale, pepe e due cucchiai di latte. Immergete il tramezzino rigirandolo più volte fino ad assorbire bene il composto. Friggete ad olio caldissimo e servite. Un’altra opera d’arte napoletana.


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