Processo Eternit, chiesta la prescrizione e l’annullamento della sentenza di appello che condannò Stephan Schmidheiny a 18 anni di carcere

Ezio Bonanni presidente dell’osservatorio nazionale amianto: “se il patron della Eternit sarà condannato lo Stato italiano dovrà subito esigerne l’estradizione”

eternit Torino, 19 novembre — Slitta di una settimana la tanto attesa sentenza di terzo grado della Cassazione per il processo Eternit lasciando nell’ansia dell’attesa i familiari delle vittime che in centinaia già nella giornata di ieri hanno raggiunto piazza Cavour a Torino per un presidio dinanzi il Tribunale.

È incominciata questa mattina alle 10,30 al Tribunale di Torino la prima udienza del processo Eternit che vede come unico imputato Stephan Schmidheiny, il magnate svizzero che per decenni ha curato gli interessi della multinazionale Eternit in qualità di amministratore delegato. Schmidheiny il 3 giugno 2013 è stato condannato a 18 anni di reclusione dal Tribunale di Torino nel processo di appello per disastro doloso ambientale permanente e omissione dolosa di misure di sicurezza.

Per i familiari delle vittime arriva come un fulmine a ciel sereno la richiesta di Francesco Iacoviello, sostituto procuratore della Cassazione che ha chiesto di dichiarare prescritto il maxi-processo Eternit annullando di fatto la condanna a 18 anni di carcere per l’elvetico Schmidheiny. — “Il processo arriva a notevole distanza di anni, è vero che la prescrizione non risponde alle esigenze di giustizia, ma stiamo attenti a non piegare il diritto alla giustizia. Di fronte a questi, il giudice, soggetto alla legge, deve scegliere il diritto”, ha dichiarato Iacoviello in aula.

2.191 sono le persone morte, accertate nel processo, a causa della multinazionale gestita da Schmidheiny e altre 700 persone sono quelle con malattie invalidanti a causa dell’esposizione, diretta o indiretta all’amianto contenuto nei prodotti fabbricati nelle aziende Eternit che in Italia avevano i propri stabilimenti a Casale Monferrato, Cavagnolo (Torino), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli).

Voci della Memoria, l’associazione di Casale Monferrato che raccoglie in se i familiari delle vittime dell’Eternit, sulla propria pagina facebook ieri sera scriveva: – “Domani non ci sarà sentenza, prevedibilmente arriverà il 24 se non addirittura il 26. Il presidio domani è confermato, noi qui siamo e qui restiamo”. La notizia del rinvio della sentenza che si sperava potesse arrivare già oggi, è stata comunicata nel pomeriggio di ieri agli avvocati delle vittime e delle parti civili. —”Noi, comunque, ci siamo. Non esiste arringa abbastanza lunga per fermarci” si legge questa mattina sulla loro pagina.

Il Tribunale di Torino nel processo di appello a giugno 2013 aveva stabilito un risarcimento per oltre 90 milioni di euro così ripartiti: in 30,9 milioni di euro per il Comune di Casale Monferrato, 20 milioni di euro per la Regione Piemonte, 350mila euro per la Regione Emilia Romagna, 100mila euro per la Afeva,  5 milioni di euro per l’Asl di Alessandria, più le provvisionali per i singoli, per altri comuni interessati e per i singoli.

Attendono ancora di avere giustizia anche gli ex operai e i familiari delle vittime dello stabilimento Eternit di Bagnoli, così come sottolineato anche dal presidente dell’osservatorio nazionale amianto Ezio Bonanni che commentando il rinvio della sentenza ha dichiarato: – “Ci aspettiamo una sentenza di condanna anche per le vittime degli altri stabilimenti Eternit. Se c’è bisogno di altri giorni di udienza per noi non cambierà nulla. Saremo sempre presenti. Se il patron della Eternit sarà condannato lo Stato Italiano dovrà subito esigerne l’estradizione. E comunque anche questo rinvio non deve passare sotto silenzio”.

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