Processo Eternit, il diritto vince sulla giustizia e la prescrizione lava via i peccati di Stephan Schmidheiny

La Cassazione prescrive il reato di disastro colposo e annulla la sentenza di reclusione a 18 anni per Schmidheiny, decadono anche i risarcimenti alle vittime. Si attende ora il processo Eternit bis per omicidio

Processo EternitTorino, 20 novembre – “È stato assolto, è andato tutto in prescrizione, non ha commesso niente, è innocente. I colpevoli sono quelli che sono morti. I 3000 morti di Casale Monferrato sono i colpevoli”. Lo dice con la voce rotta dalla rabbia, dalla commozione di chi ha creduto, o meglio si è illuso, che la giustizia degli uomini potesse sopperire al dolore di aver perso un proprio caro, vittima dell’amianto, dell’Eternit e di Stephan Schmidheiny.

La decisione della Cassazione di accettare la richiesta di prescrizione avanzata dal sostituto procuratore generale Francesco Iacoviello, cancellando come se nulla fosse mai accaduto la sentenza del processo di appello sull’Eternit, è stata per i familiari delle vittime presenti in aula una coltellata al cuore, una delusione esasperante che ha traboccato in pianto, urla e accuse. “Vergogna” gridavano in aula, “siete servi dei padroni” accusavano i tanti familiari degli operai degli stabilimenti Eternit morti per la polvere di amianto inalata sul luogo di lavoro. – “Nessuno paga, è un Paese di corrotti, di gente che per soldi fa tutto. Corrotti tutti quanti. La gente continua a morire, la gente continua a soffrire e nessuno paga. Perché li facciamo questi processi?” è lo sfogo all’uscita dall’aula di una dei familiari dei morti per Eternit.

La sentenza della cassazione è arrivata nella tarda serata di ieri al termine del primo grado. In un primo momento si era parlato di rinvio della sentenza che non sarebbe arrivata prima del 24, ma già dal mattino l’inaspettata richiesta del sostituto procuratore non lasciava presagire nulla di buono. Nella mattinata di ieri il sostituto procuratore generale Francesco Iacoviello, nel chiedere la prescrizione per il processo Eternit, rivolgendosi ai giudici aveva  ricordato che “il giudice tra diritto e giustizia deve sempre scegliere il diritto”.

Vince quindi il diritto e non la giustizia in questa vicenda e vince essenzialmente Schmidheiny, unico imputato per disastro ambientale dopo la morte del barone belga Louis De Cartier,  che si è visto annullare come per incanto, la condanna a 18 anni di reclusione che la Corte di Appello aveva sentenziato il 3 giugno 2013 per disastro colposo. Annullati quindi per decisione della corte di Cassazione presieduta da Arturo Cortese, anche tutti i risarcimenti che l’elvetico avrebbe dovuto pagare, circa 90 milioni di euro.

Il sostituto Pg Iacoviello aveva precisato in aula che —“non essendo stati contestati gli omicidi, non si può legare il disastro ambientale alle vittime. Il disastro è prescritto per la chiusura degli stabilimenti nell’86 e pertanto la condanna va annullata”. Di avviso totalmente opposto gli avvocati delle parti civili che hanno tentato di convincere i giudici chiedendo di considerare il lungo tempo in cui si evidenziano gli effetti nocivi dell’amianto. L’avvocato Sergio Bonetto che difende i familiari di 400 parti nella sua arringa ha detto: – “L’amianto continua ad uccidere: il picco delle morti è previsto per il 2025, quindi il reato di disastro ambientale doloso è ancora in corso e non si è affatto prescritto”. Rivolgendosi alla Corte ha inoltre aggiunto che – “non si tiene conto del fatto che tutti i cancerogeni hanno un tempo di latenza molto lungo, e quello dell’amianto varia dai 25 fino ai 40 anni”.

La battaglia, nonostante questo triste capitolo,  non è affatto conclusa e i familiari delle vittime continueranno a combattere per avere giustizia nell’atteso processo Eternit bis in cui l’accusa per Schmidheiny  è per omicidio. Il pm di Torino Raffaele Guariniello ha commentato la sentenza della Cassazione incoraggiando i familiari affermando che “non bisogna demordere. Non è una assoluzione. Il reato c’è. E adesso possiamo aprire il capitolo degli omicidi”.

Nicola Pondriani, presidente del fondo nazionale delle vittime dell’amianto ha così commentato la sentenza: – “Uno schiaffo amaro che imporrà un’attenta riflessione. Pensavo alla gente che si è ammalata in questi anni, che ha combattuto al nostro fianco, che ha creduto in una giustizia con la G maiuscola, quella ideale che dovrebbe albergare in ognuno di noi e fa male pensare che non l’abbiamo ottenuta e che non ci sarà neanche più una parvenza di giustizia per coloro che si sono ammalati in questi giorni, che si ammaleranno domani e che moriranno domani. A Casale Monferrato vengono diagnosticati 50 nuovi casi di mesotelioma all’anno”.

FOTO: tratta da www.tgcom24.mediaset.it

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