Papa Francesco alla Fao: “forse ci siamo preoccupati troppo poco di quanti soffrono la fame”

L’impegno è per dare “il pane quotidiano e un lavoro dignitoso”

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Arriva dopo 22 anni la Seconda Conferenza Fao sulla nutrizione. Dal 19 al 21 novembre i principali rappresentanti degli Stati di tutto il mondo, i vertici delle istituzioni internazionali e delle organizzazioni della società civile si sono riuniti con l’obiettivo di “rimodellare i nostri sistemi alimentari per affrontare la malnutrizione”. Il Direttore Generale della Fao José Graziano da Silva ha detto che nella battaglia contro la fame “sono stati fatti grandi progressi” ma “continuano a mietere vittime”. Presenti anche, nella sede della Fao a Roma, Margaret Chan, Direttore Generale dell’OMS, il Ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni, che ha parlato a proposito del ruolo dell’Expo Milano 2015 – “Nutrire il pianeta” e Papa Francesco.

“Oggi si parla molto di diritti, dimenticando spesso i doveri; forse ci siamo preoccupati troppo poco di quanti soffrono la fame.”, così incomincia il discorso del Pontefice nella Sala Plenaria, subito dopo l’intervento di Regina Letizia di Spagna. “È inoltre doloroso – continua – constatare che la lotta contro la fame e la denutrizione viene ostacolata dalla “priorità del mercato” e dalla “preminenza del guadagno”, che hanno ridotto il cibo a una merce qualsiasi, soggetta a speculazione, anche finanziaria”. Parla in spagnolo il Papa, usa la “lingua del suo cuore”, la lingua che usa nelle circostanze più sentite.

Secondo Francesco “i piani di sviluppo e il lavoro delle organizzazioni internazionali dovrebbero tener conto del desiderio tanto frequente tra la gente comune, di vedere in ogni circostanza rispettati i diritti fondamentali della persona umana e, nel nostro caso, della persona che ha fame”. Un compito che risulta essere più difficile di quanto sembri, tenendo conto che “viviamo in un’epoca in cui i rapporti tra le nazioni sono troppo spesso rovinati dal sospetto reciproco, che a volte si tramuta in forme di aggressione bellica ed economica, mina l’amicizia tra fratelli e rifiuta o scarta chi è già escluso”.È proprio sull’emarginato, su “chi manca del pane quotidiano”, sull’affamato “che è lì, all’angolo della strada” che il Pontefice vuole concentrare la sua attenzione. Non solo, quindi, sulle “nuove norme”, sulle “forme” e “gli impegni per nutrire il mondo” che sono nell’agenda degli Stati, ma soprattutto sul “soggetto reale”.

A tal proposito la “prima sfida che bisogna superare” per aiutare concretamente chi ha bisogno è il “paradosso dell’abbondanza”. Il Papa riprende le parole di Giovanni Paolo II, che ha presenziato nel 1992 alla Prima Conferenza sulla nutrizione, dicendo che “c’è cibo per tutti, ma non tutti possono mangiare, mentre lo spreco, lo scarto, il consumo eccessivo e l’uso di alimenti per altri fini sono davanti ai nostri occhi”. Un paradosso questo che “continua ad essere attuale” e continua ad essere la principale causa della fame nel mondo.

“La seconda sfida che si deve affrontare è la mancanza di solidarietà”, continua il Pontefice. “Andare incontro all’altro”, “fondare i propri rapporti reciproci su quel sentimento di fratellanza che va al di là delle differenze e dei limiti”, questo deve essere l’obiettivo di ogni essere umano e, in misura ancora maggiore, di ogni Stato. Contro l’individualismo crescente e la divisione, Bergoglio esorta i governi a sfoderare le armi “dell’agire di comune accordo”, “del dialogo e dell’ascolto reciproco”, “dell’aiutarsi gli uni gli altri”.

“La Chiesa cattolica cerca di offrire anche in questo campo il proprio contributo, mediante un’attenzione costante alla vita dei poveri, dei bisognosi in ogni parte del pianeta; su questa stessa linea si muove il coinvolgimento attivo della Santa Sede nelle organizzazioni internazionali e con i suoi molteplici documenti e dichiarazioni”. I criteri su cui ci si deve basare quando ci si accinge a svolgere questo arduo compito sono, per il Papa, “la verità, la libertà, la giustizia e la solidarietà”. Termini del linguaggio di quella che lui definisce “la legge naturale, iscritta nel cuore umano”, una legge che, ancor prima di ogni ordinamento giuridico ed ogni decreto istituzionale, deve essere sentita degli uomini come “un obbligo morale”.

E a conclusione del suo discorso, il Pontefice, parlando dello spreco, chiama in ballo la “nostra sorella e madre terra”. “Custodire la sorella terra, la madre terra, affinché non risponda con la distruzione”, questo l’appello lanciato da Francesco, che ricorda anche un celebre detto argentino: “Dio sempre perdona. Gli uomini perdonano a volte. La terra non perdona mai!”. L’invito, la speranza, la preghiera del Papa è quella di “dare da mangiare agli affamati per salvare la vita del pianeta”.

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