Uragano Landini (Fiom): “Renzi non ha il sostegno delle persone oneste”. Poi la smentita

20 mila in piazza a dire No alle politiche economiche del Governo

Landini NapoliNapoli, 22 novembre – Ieri sciopero di 8 ore per quelli della Fiom. Il corteo dei metalmeccanici è partito alle 9.30 da piazza Mancini in direzione piazza Matteotti. 20 mila è il numero dei partecipanti stimati da Fiom-Cgil. Presenti delegazioni di operai da tutto il Sud Italia: circa 100 i bus partiti dall’Ilva di Taranto, dall’Ast di Terni e da Gioia Tauro. Da Pomigliano d’Arco, invece, gli operai cassaintegrati della Fiat sono arrivati in limousine. Sulle fiancate scritte e cartelli, “Renzi e Marchionne alle catene di montaggio a 700 euro al mese”.

Dopo lo sciopero dei comitati di base e degli studenti di venerdì scorso, la città si movimenta di nuovo. Questa volta a scendere in piazza sono principalmente gli operai della Fiom, i cassaintegrati, coloro ai quali la nuova riforma del lavoro, il Jobs Act, peserà di più. Enzo Masini, della Fiom, ha dichiarato che questa manifestazione serve a porre “una grande attenzione rispetto alla mobilitazione dei metalmeccanici Cgil, che proseguirà anche oltre venerdì 21, con lo sciopero generale del 12 dicembre”.

“Abbiamo scelto di essere a Napoli oggi”, spiega il leader della Fiom Maurizio Landini, “per dare voce al Mezzogiorno che sta pagando un prezzo doppio rispetto al resto del paese”, sottolineando l’importanza, l’urgenza di una politica di rilancio degli investimenti pubblici e privati per cercare, almeno in parte, di colmare il divario Nord-Sud. Il rischio, per Landini, è quello di “andare a sbattere”. Anche per Andrea Amendola, segretario della Fiom Campania, la priorità deve essere “dare visibilità alle drammatiche condizioni in cui versa il Mezzogiorno”. Gli operai, intanto, continuano a sfilare sulle note dei 99 Posse per far sentire che il Sud è vivo e non abbassa la testa. “Lavoro, legalità, uguaglianza, democrazia”, le richieste gridate dai megafoni, parole che dovrebbero essere indiscutibili, quasi scontate, e per cui invece c’è bisogno ancora di lottare.

Così, al termine del corteo lui, Maurizio Landini, sale sul palco allestito per il comizio, “La Fiom non ha pregiudizi, noi giudichiamo i Governi per quello che fanno e non per quello che dicono e oggi quello che sta facendo il Governo non è utile e non è giusto”. Parla di politiche sbagliate il leader della Fiom, di “un modo sciocco” di risolvere problemi che forse non si riescono a risolvere, dell’assurda soluzione di “rendere più facili i licenziamenti”. E al Premier Renzi, che ha definito lo sciopero generale dei sindacati “politico”, risponde: “Renzi dovrebbe avere l’umiltà di riconoscere che oggi non ha il consenso tra i giovani e le persone che cercano lavoro. Se vuole cambiare questo paese in modo giusto lo deve fare con noi e non contro di noi”.

Poi, rincara la dose: “Renzi riconosca che non ha il consenso delle persone oneste”. Scoppia la bomba. Matteo Orfini, presidente del Pd, risponde via twitter: “Dire che il Governo non ha il consenso delle persone oneste offende milioni di lavoratori che nel Pd credono”. Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, indignato: “Io personalmente mi ritengo molto onesto. Anzi non onesto, di più”. Ma Landini dal palco di Napoli continua con le frecciatine dicendo di “cacciare da Confindustria le aziende che pagano le mazzette, che corrompono”.

Subito, però, come un fulmine arriva la smentita di Landini. “Mai pensato che Renzi non ha il consenso degli onesti, ho detto – e ribadisco –che il Premier non ha il consenso della maggioranza delle persone che lavorano o che il lavoro lo cercano e che sono nella parte onesta del paese che paga le tasse”. Un giro di parole che sembra tanto un tentativo di arrampicarsi sugli specchi. Un tentativo mal riuscito, considerando un video di Sky Tg 24 che confermerebbe le parole del leader della Fiom.

FOTO: tratta da Twitter.com

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