Basta alla violenza di genere, basta donne “uccise per amore”

25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne

Napoli, 25 novembre – Istituita nel 1999 dalle Nazioni Unite, il 25 novembre è la “Giornata internazionale contro la violenza sulle donne”. La data è stata scelta in ricordo delle tre sorelle Mirabal, tre giovani rivoluzionarie sotto il regime di Rafael Leònidas Trujillo nella Repubblica Dominicana, brutalmente uccise nel 1960. In Italia si celebra questa giornata solo dal 2005.

A Napoli alle 9.30 dal lungomare Caracciolo partirà la “Marcia contro la violenza sulle donne” che terminerà a piazza Trieste e Trento dove saranno allestiti stand espositivi e sportelli di ascolto per le donne. Il Comune, durante la manifestazione, aderirà alla Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta alla violenza, approvata dal Consiglio d’Europa nel 2011. Al Vomero, invece, mercoledì 26 una fiaccolata partirà da piazza Vanvitelli alle ore 19.00, percorrendo le principali strade del quartiere e terminando con una grande esposizione di scarpe rosse, simbolo storico contro la violenza sulle donne.

Un giorno importante, quindi, in cui ricordare l’assurdità della violenza di genere. L’assurdità di una donna picchiata dal proprio compagno, dal proprio marito. L’assurdità di far credere che questo sia amore. E troppo spesso, in questa terribile illusione, le donne sopportano, perdonano, giustificano. Credono che non sia grave, credono che non sia una vera e propria violenza.

È con l’obiettivo di ribaltare questa pericolosa convinzione che nasce il video che vi proponiamo. Aprire gli occhi su un fenomeno di cui tanto si parla, ma che in realtà non si riesce ad arginare. E, sulle note del pianista Alexander Siloti, l’invito va allora alle donne, a non abbassare la testa, a non lasciarsi sopraffare. Dire “no” alla violenza, a far sentire con coraggio la propria voce.

La scelta è quella di far parlare le immagini. Volti di donne, distrutti dalle lacrime e dalle percosse possono comunicare di più di tante parole. I loro sguardi, le loro ferite sono l’esempio chiaro, vivo del loro dolore. Immagini forti che suscitano rabbia, indignazione. Immagini a cui non si può restare indifferenti, a cui non si deve restare indifferenti.

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