Welfare, da Terzo a Primo settore. Dove lo Stato ed il mercato non arrivano ci pensano i volontari

Dal servizio civile alla stabilizzazione del 5 per mille, i punti della riforma per rilanciare e valorizzare “la risorsa prima del Paese”

Terzo settoreBasta dire come sono bravini questi del Terzo Settore, noi sul Terzo Settore vogliamo investire”, queste le parole del Premier Renzi nella conferenza stampa avvenuta a seguito del suo primo Consiglio dei Ministri. Un proposito, quello di rivalutare e sostenere il Terzo Settore, che si intende ora mettere in pratica attraverso il disegno di legge approvato il 10 giugno scorso con il titolo “Riforma del Terzo Settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del Servizio civile universale”.

“Servizio civile universale, 5 per mille stabilizzato per legge, obbligo di trasparenza per le associazioni che ne beneficeranno, riforma del codice civile: sono le tappe di una grande svolta per il settore, un impegno che ho assunto a Lucca, all’assemblea delle associazioni di volontariato e che ho mantenuto”, continua Renzi. Composto di 7 articoli, il ddl si pone come obiettivo, attraverso una serie di deleghe al Governo, di disciplinare la costituzione, le forme organizzative e le funzioni di tutte quelle organizzazioni no profit che nel complesso vanno a costituire il Terzo Settore.

Ma che cos’è questo Terzo Settore? Si tratta di tutto ciò che non è pubblico e non è privato, non è lo Stato (Primo Settore) e non è il Mercato (Secondo Settore), un soggetto quindi privato dal punto di vista giuridico, ma con un’utilità pubblica. Parliamo di associazioni di volontariato, cooperative sociali, ONLUS, fondazioni, IPAB (Istituzioni pubbliche di assistenza e beneficienza o opere pie). Circa 300 mila realtà diverse che ogni giorno contribuiscono ad offrire un servizio civile concreto.

Una parte d’Italia fondamentale, ma che troppo spesso è stata dimenticata, lasciata in balia di se stessa e finanziata solo con le briciole. Ora si prospetta (o almeno si spera), un’inversione di tendenza, un vero e proprio “Civil Act”, come spesso è stata definita la riforma del Terzo Settore. “Noi vogliamo ribaltare la logica delle ultime stagioni, noi pensiamo che la capacità di ripresa dei cittadini, il loro impegno civico, sia la risorsa prima del Paese”, ha dichiarato a proposito Renzi.

Cinque per mille strutturale, voucher per le imprese sociali, social bond, agevolazioni fiscali, incentivi per tutti i comportamenti donativi dei cittadini e delle imprese, le strategie della riforma. In pratica significa valorizzare il principio di sussidiarietà, creando un saldo legame tra lo Stato e il Terzo Settore. A tal proposito l’art. 3, l’art. 4 e l’art. 5 del ddl prevedono, rispettivamente, una delega al Governo in merito all’attività di volontariato, all’impesa sociale e al Servizio civile nazionale, con l’obiettivo di istituire un Servizio civile universale.

Questo è uno dei punti più controversi della riforma. Circa 100 mila giovani all’anno, tra i 18 e i 29 anni di età, avranno la possibilità di operare nel Terzo Settore per 12 mesi nel prossimo triennio. Il tutto pagato, attualmente si stimano 500 euro mensili, dallo Stato. A tutti gli effetti, quindi, un vero e proprio tirocinio professionale riconosciuto e che è possibile svolgere anche in altri paesi d’Europa. Un’occasione non solo per dare una mano alla comunità, ma anche per acquisire competenze utili per una futura professione. E a chi ha mosso accuse parlando di “sottopagato di Stato”, il ministro Poletti ha ribattuto: “Sono critiche ingiuste perché non tengono conto dell’importante contributo di esperienza insito nel servizio civile”.

Riguardo i costi del disegno di legge l’art. 7 parla di circa 360 mln, di cui 60 finalizzati alla stabilizzazione del  5 per mille, che si andranno ad aggiungere ai 400 mln già stanziati. Un aspetto da non sottovalutare che, ha detto Poletti, “affronteremo nel 2015”. Questa la data non prima della quale, infatti, andrà in porto completamente la riforma.

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