Da Gava a Pomicino, da Scotti a De Lorenzo fino al regno di Bassolino

La Scuola di Giornalismo Suor Orsola Benincasa racconta “La Napoli dei Vicerè” nel libro inchiesta diretto da Paolo Mieli

dAlessandro MieliSe si guarda all’attuale dialettica tra il Comune di Napoli e il governo nazionale e ai continui rischi di commissariamenti ci si accorge di quanto sia diventato scarso il peso politico di Napoli e di quanto siano lontani gli anni “floridi” pre-tangentopoli in cui molte delle decisioni della politica nazionale venivano indirizzate da politici napoletani. E saranno proprio quegli anni de “La Napoli dei Vicerè”, il nuovo tema lanciato da Paolo Mieli, presidente di RCS Libri, per il libro-inchiesta della Scuola di Giornalismo “Suor Orsola Benincasa”, da lui diretta sin dalla sua fondazione nel 2003.

Dopo i precedenti lavori sul caso Leone, sulla Napoli ai tempi del colera, sul terremoto del 1980, su Tortora e su Lauro, stavolta i giovani giornalisti si misureranno con un’intera stagione politica che va dai fasti degli anni ’80 fino al regno di Antonio Bassolino. Un lavoro molto ampio, tanto che impegnerà anche gli allievi del biennio 2015-2017, quello in cui Mieli, proverà a ricostruire la Napoli dei Vicerè, una città allora centrale nel quadro politico italiano, tanto che una delle correnti democristiane più importanti veniva chiamata la corrente del Golfo. Un potere fortissimo poi improvvisamente spazzato via prima dalle inchieste di Tangentopoli e poi da quelle che hanno messo fine all’esperienza politica di Antonio Bassolino.

Da Gava a Pomicino: i sei vicerè di Napoli – Saranno sette le figure di primo piano al centro del libro. I sei vicerè degli anni ’80 e poi Antonio Bassolino, per sette anni sindaco di Napoli e un decennio Governatore della Regione Campania.

Dei Vicerè ben tre erano democristiani. Il primo, soprannominato proprio “Vicerè”, eraAntonio Gava, grande oppositore di Lauro, che divenne presidente della Provincia di Napoli e poi parlamentare e ministro. Nel 1984 già una prima volta la magistratura lo accusò di rapporti con la nuova camorra organizzata di Cutolo. Un’indagine però senza conseguenze. Nel ’93 arrivarono, invece, le accuse di ricettazione e associazione mafiosa, che lo portarono anche a tre giorni di carcere.

Poi Cirino Pomicino soprannominato ‘o ministro, che ha collezionato oltre quaranta processi con due condanne per il caso Enimont e per i fondi neri Eni. E infine Enzo Scotti, ministro in ben sette governi diversi, poi rinviato a giudizio per lo scandalo Sisde, per quello della nettezza urbana e per gli appalti legati ai Mondiali di calcio di Italia ’90.

Gli altri tre Vicerè sono il socialista, Giulio Di Donato, potente vicesegretario dei tempi di Craxi, il liberale, Francesco De Lorenzo, ministro dell’Ambiente e poi potentissimo Ministro della Sanità e il repubblicano, Giuseppe Galasso, storico di fama internazionale, sottosegretario prima al Ministero dei Beni Culturali poi al Ministero per l’intervento straordinario nel Mezzogiorno. Nel ’96 fu condannato per finanziamento illecito ai partiti e poi ne uscì con i successivi gradi di giudizio.“Un caso emblematico questo – spiega Mieli – per comprendere come nel ciclone giudiziario di Tangentopoli la rete della magistratura abbia a volte raccolto anche qualche innocente, che seppur successivamente scagionato, si è comunque visto completamente bruciata la carriera politica che nel caso, ad esempio proprio di Galasso, sarebbe potuta arrivare fino ad altissimi incarichi istituzionali”.

Da Tangentopoli a Bassolino – “Dopo la storia dei Vicerè – anticipa Mieli – proveremo a raccontare come gli effetti del ciclone giudiziario furono un terremoto di cui beneficiò il comunista Antonio Bassolino, inviato dal suo partito come commissario e poi divenuto sindaco e simbolo del rinascimento napoletano, ma successivamente a sua volta travolto dalle inchieste giudiziarie che ne hanno frenato l’ascesa anche nazionale”.

“Ripercorreremo caso per caso – conclude Mieli – con l’ausilio del rigore delle diverse fonti documentarie, da quelle giornalistiche a quelle giudiziarie, con l’obiettivo di capire quali casi furono montature e chi invece commise reati veri, anche per ottenere un bilancio intellettualmente onesto di una vicenda che ha condizionato la storia recente del nostro Paese”.

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