Mozzarella di bufala, l’oro bianco della Campania al centro di una truffa ai danni dei consumatori

Scandalo mozzarella DOP adulterata: Marrandino serviva in tavola una pericolosa truffa

truffa mozzarellaQuattro persone finite in manette nel Casertano con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla commercializzazione di mozzarella DOP adulterata. È successo ieri in mattinata quando Paolo e Pasquale Marrandino, titolari dell’omonimo caseificio, hanno visto sopraggiungere gli uomini del Nucleo Agroalimentare e del Comando provinciale di Caserta del Corpo forestale dello Stato. Insieme a loro sono sotto inchiesta anche Andrea e Carmine Russo, padre e figlio, entrambi veterinari, l’uno presso l’Asl di Caserta e l’altro dipendente dei Marrandino.

In esecuzione di un’ordinanza cautelare emessa dal GIP Sergio Enea del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Paolo e Pasquale Marrandino e Andrea e Carmine Russo sono stati posti agli arresti domiciliari. I capi di accusa sono molteplici: si parla di ricettazione di farmaci, somministrazione illegale di vaccini alle bufale, contraffazione alimentare, diffusione di malattie negli animali e violazione di sigilli.

A conti fatti i titolari dello storico caseificio Marrandino, situato a Castel Volturno (CE), somministravano un vaccino contro la brucellosi (l’rb51, denominato “bovishov”) importato dalla Corea del Sud ai capi di bestiame ancora sani. E, in particolare, lo facevano nel periodo post-parto per evitare il rischio di aborto spontaneo, contrariamente a quanto prescritto dalla legge. Le normative, infatti, impongono che qualsiasi vaccino debba essere effettuato esclusivamente dall’Asl (in questo caso erano i Russo ad iniettarlo direttamente) e solo su bufali tra i sei e i nove mesi d’età. Il rischio, in caso contrario, è la contaminazione del latte e dei prodotti caseari.Questa “terapia”, come è stata definita dagli imprenditori nelle intercettazioni telefoniche, aveva l’obiettivo non solo di evitare il dilagare della malattia nel bestiame, ma anche di occultare i casi di brucellosi già presenti. In questo modo i Marrandino potevano continuare a sfruttare anche i bufali malati e massimizzare i guadagli.

Per anni, dal 2000 al 2012, lo stabilimento ha prodotto mozzarella di bufala con latte contaminato rivendendola, paradossalmente, con la denominazione DOP. Questo è il punto fondamentale della questione: è proprio al fine di non perdere questa qualifica che i Marrandino avevano architettato questa pratica illegale. Se, infatti, fosse saltato fuori qualche eventuale caso di brucellosi tutti i capi infetti, in virtù della normativa non solo italiana ma proprio europea, sarebbero stati abbattuti e l’azienda avrebbe subito un declassamento. Avrebbe, insomma, perso la denominazione DOP, non essendo più un “allevamento indenne”.

L’indagine del Nucleo agroalimentare e forestale (Naf) di Roma e del Comando provinciale del Corpo forestale dello Stato di Caserta è iniziata circa due anni fa. Duemila sono stati i capi sequestrati ne 2012, anche se le analisi di laboratorio hanno accertato solo 5 effettivi casi di brucellosi e 300, invece, sottoposti a vaccino. Gli inquirenti parlano dell’esistenza di “un sodalizio criminale formato da allevatori, produttori caseari e veterinari, che avevano messo in piedi un sistema illecito fraudolento, finalizzato a nascondere, per mere ragioni di guadagno, i casi di brucellosi presenti all’interno degli allevamento d’interesse del sodalizio stesso”.

La conferenza stampa che si è tenuta stamane nella Procura di Santa Maria Capua Vetere aveva l’intenzione proprio di fare luce sulle dinamiche di questo sodalizio, una vera e propria organizzazione che da circa 10 anni defraudava i clienti. Il generale Giuseppe Vadalà e il comandante del Naf Amedeo De Francesco non escludono la presenza di altri dieci complici, tra cui Arturo Noviello, titolare di un noto allevamento di Castel Volturno. Il procuratore aggiunto Raffaella Capasso ha rassicurato i consumatori dicendo: “Il pericolo è molto ridotto per il fatto che il latte usato per la mozzarella oggi viene pastorizzato, per cui ad una certa temperatura il batterio della brucella muore”.

FOTO: tratta da ANSA.it

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