In Campania 155 mila bambini vivono in condizione di assoluta povertà

Il report di Save the Children offre risultati da brivido. Mancano in Campania strutture ed opportunità per i più piccoli e la cultura è un lusso per pochi

illuminiamoilfuturo155 mila i bambini in condizione di povertà assoluta in Campania. Un valore salito del 2,4% rispetto ai dati del 2012 e che supera ben del 13,8% la percentuale nazionale. Così, secondo il rapporto presentato ieri da Save the Children, la Campania si classifica drammaticamente tra le regioni che offrono meno opportunità e meno spazi ai ragazzi.

Gli under 18 soltanto a Napoli sono 185 mila, il che significa circa 537 per chilometro quadrato. Mentre, in rapporto, si parla addirittura di 6 mila automobili per chilometro quadrato. Anche per chi di numeri non se ne intende molto è facile capire che per i bambini, per i ragazzi è sempre più difficile trovare un proprio spazio. I luoghi in cui divertirsi e stare all’area aperta sembrano quindi quasi essere un miraggio. Solo 4 bambini campani su 100, infatti, hanno la possibilità di giocare liberi per strada e solo il 18% di loro si reca con costanza ai giardini pubblici.

“Si riducono sempre di più gli spazi di socialità dei nostri bambini e si comprimono le opportunità di formazione spingendo l’infanzia sempre più ai margini”, spiega Valerio Neri, direttore di Save the Children. La soluzione, allora, in mancanza di strutture e di aree ricreative adeguate, per molti bambini diventa quella di restare in casa. Ma anche qui i dati non sono per nulla rassicuranti. Appartamenti umidi o con tracce di muffa sulle pareti, talvolta in condizioni igieniche alquanto precarie. E per di più sovraffollati almeno per 1 milione e 300 mila minori. Senza contare che sono circa 4 mila 730 le famiglie sotto sfratto (+ 772 rispetto al 2012), che ogni giorno sono costrette a lottare per arrivare a fine mese.

I risultati del report “Gli orizzonti del possibile, 5° Atlante dell’infanzia in Italia”, pubblicazione annuale di Save the Children che fa il punto sulla condizione dei minori con circa 40 mappe, si rivelano sempre più agghiaccianti. Non solo povertà, non solo mancanza di spazi urbani a misura dei più piccoli. Anche la cultura in tempi di crisi viene duramente colpita. Nel 2013 in Campania il 63,3% dei bambini e dei ragazzi dichiara di non aver letto neanche un libro in tutto l’anno. Che dire dei musei e delle mostre, dove il 77,2% di loro non ha mai messo piede, del teatro (l’82,5% non ci è mai andato) e dei siti archeologici (si parla dell’84%).

In una città, in una regione, ricca di storia e di arte i ragazzi si rivelano per lo più ignoranti. La verità è che gran parte di loro non può permettersi il “lusso” ormai della cultura. Quando ci si trova in una situazione in cui l’80,4% delle famiglie campane è costretto a ridurre la spesa per i beni alimentari, i libri e i musei si ritrovano a passare in secondo piano. Un quadro estremamente desolante, che nei casi estremi porta il 22,2% dei giovani ad abbandonare completamente gli studi dopo il diploma secondario.

È proprio qui che allora vuole intervenire Save the Children, con la campagna “Illuminiamo il Futuro”, l’Ong si propone l’obiettivo di ridare la speranza ai più piccoli, di ridargli l’infanzia. Che sia un libro da leggere o un parco in cui giocare, la sostanza non cambia. Entrambe sono delle possibilità, possibilità di crescere, di scoprire, di imparare e, perché no, di divertirsi. Perché chi è più sfortunato deve necessariamente rinunciare a tutto questo?

Save the Children fa una proposta concreta, offre una soluzione che si può toccare con mano. Si tratta dei “Punti Luce”, undici centri interamente dedicati ai minori in tutta Italia. A Napoli è stato inaugurato il 20 novembre scorso nel rione Sanità. Con l’aiuto di “Pianoterra Onlus” è stato possibile realizzare un luogo in cui i ragazzi possono partecipare a laboratori teatrali, musicali, di danza e praticare attività sportive e per il sostegno scolastico. Valerio Neri, parlando delle realtà più difficili, ha detto: “Le periferie sono le nuove città dei bambini. È da qui che dobbiamo partire”.

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