Fuochi d’artificio? E se ad esplodere fosse la tua mano? Diciamo NO ai botti illegali

Questa è la foto di quello che resta della mano di un ragazzo che a soli 22 anni è stato vittima di un’esplosione di una bomba carta

mano (1)

Il Capodanno 2014 ha fatto registrare 51 feriti a Napoli e provincia per i botti. 1 per un colpo d’arma da fuoco.

Anche quest’anno vogliamo riproporvi la FOTO (*) shock di una mano spappolata per l’uso incauto di fuochi d’artificio illegali, altamente pericolosi.

La mano del giovane è stata amputata e al suo posto ora non c’è che un moncone. Questa è l’immagine cruda che vi invitiamo a osservare per almeno 10 secondi prima di guardare altrove. Questa è l’immagine che dovreste ricordare ogni volta che sarete lì a festeggiare il Capodanno e a far esplodere petardi e fuochi colorati.

La foto mostra una mano la cui carne è stata macellata, rivoltata come un calzino e strappata dalle ossa delle dita. Si notano due falangi completamente staccate e le altre dita che restano sono prive di ogni forma, devastate, senza un brandello di pelle intatto. Le ossa delle dita sono visibili e ricoperte solo in parte da uno strato di muscolo lacerato. I tendini sembrano fili di cotone che sbucano dalle pieghe della pelle ancora intatta del polso. La pelle del polso appare sollevata e piegata come il risvolto della manica di una camicia, come se il dito pollice fosse stato il polsino di quella camicia di pelle umana.

L’immagine è orripilante, non si riesce a tener su lo sguardo troppo a lungo sulla foto che vi mostriamo prima di avvertire un senso di nausea, un vuoto che sale dallo stomaco e che invade non solo il corpo ma la mente. La foto è stata scattata dal dottor Andrea Atzei, chirurgo della mano, polso e gomito del Policlinico “G. B. Rossi” di Verona. Questa immagine è molto più efficace di ogni discorso per la prevenzione dai danni dei fuochi pirotecnici usati la notte di capodanno.

I chirurghi che devono amputare l’arto informe devastato dalla deflagrazione, devono procedere per prima allo svuotamento del sangue dall’arto mediante fasciatura elastica ed eventualmente devono sottoporlo a perfrigerazione. Ciò che resta al termine dell’intervento è il “moncone”. È questo il termine per definire l’estremo dell’arto amputato. I dolori non terminano con l’amputazione, e a quello emotivo, accompagnato dallo shock di aver visto con i propri occhi il proprio arto smembrato dall’asplosione, si aggiungono “dolori particolari che il paziente avverte come provenienti dall’arto o dal segmento di esso asportato” definito come arto fantasma, un piede o una mano che anche se non sono più parte del proprio corpo, è come se fossero ancora lì, attaccati al proprio braccio o gamba doloranti come nel giorno in cui si sono lacerati fino a far scorgere distintamente le ossa sotto la carne bruciata.

È la protesi l’unico rimedio alla perdita di un arto, che può essere applicato dopo alcuni mesi dall’amputazione e che ha come punto di appoggio il moncone. Alcune volte questa estremità può assumere delle forme particolari, come il “moncone conico d’amputazione in cui esiste una sproporzione tra il livello di sezione delle parti molli e quello dello scheletro. Una forma particolare di moncone conico è quello degli adolescenti, imputabile al fatto che, mentre l’osso continua ad allungarsi, le parti molli rimangono pressappoco invariate”.

Potrebbe capitare a ognuno di noi, potrebbe capitare a me, mentre tra le risate e lo spumante, per distrazione o fatalità, o peggio, per la mia idiozia, non presto la massima attenzione a quell’ordigno maledetto, un fuoco d’artificio che dovrebbe far divertire, ma che è fatto della stessa sostanza delle bombe usate in guerra: la polvere da sparo. Potrebbe capitare a mio figlio, che nell’innocenza dell’età non bada a ciò che tocca e incoraggiato dalla curiosità raccoglie da terra un petardo che non è scoppiato quando avrebbe dovuto. Potrebbe capitare alla persona che più amo, che si vanta della sua condotta prudente in ogni caso, ma con la polvere da sparo, soprattutto se parliamo di fuochi d’artificio la cui provenienza è al 50 % dei casi di provenienza illegale, la sola prudenza a volte non basta e restare illesi diventa un terno al lotto.

Vedendo questa foto non possiamo non pensare di preferire i coriandoli di carta accompagnati dal botto del tappo di sughero di un buon spumante italiano stappato per festeggiare il Capodanno. Il Comune di Bacoli dice “no” ai botti illegali sensibilizzando i cittadini con manifesti nel centro cittadino. Facciamo nostro lo slogan adottato: “10 secondi per accendere un botto, una vita intera senza: giocare, stringere, accarezzare, osservare, vedere, camminare, disegnare, correre, lavorare. Pensaci 1 minuto”.

FOTO: scattata dal dottor Andrea Atzei (chirurgo della mano, polso e gomito del Policlinico “G.B.Rossi” di Verona). Tratta da: nocensura.com

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