Strage Charlie Hebdo: ora è massima l’attenzione anche in Italia

All’indomani della tragedia di Charlie Hebdo, allarme Foreign Fighters in Italia: 53 sono combattenti censiti in Italia. Il ministro Alfano: “Quelli che agiscono in questo modo prendendo a pretesto Dio sono bestie!”

charlie-hebdo-vignetteAnche l’Italia sta in guardia dopo la strage di Charlie Hebdo. Il brutale attacco terroristico avvenuto due giorni fa contro la sede del giornale satirico francese in cui sono morte 12 vittime. L’ennesima prova di forza del terrorismo islamico, un barbarico colpo di Kalashnikov contro l’occidente e contro la libertà di stampa al grido di “Allah Akbar”, “Allah è il più grande”. Ed alta è ora l’attenzione dell’Italia, in particolare contro la minaccia dei Foreign Fighters.

Sono loro, i terroristi stranieri di ritorno dai fronti di guerra, il pericolo in agguato. Il braccio armato che l’Isis recluta non solo in Medio Oriente, ma in tutta Europa. Celebre la notizia del boia dallo spiccato accento britannico che solo qualche mese fa in Siria aveva tremendamente giustiziato il giornalista americano James Foley. E adesso è su di loro, sui Foreign Fighters, che intende concentrarsi il lavoro dell’intelligence e dei servizi anti-terrorismo italiani, stando a quanto ha dichiarato il Ministro dell’Interno Angelino Alfano al seguito della riunione del Casa (Comitato analisi e strategia antiterrorismo). 53 sono i combattenti censiti in Italia, di cui si conosce chiaramente l’identità e la loro attuale posizione. Tra questi solo quattro sarebbero realmente italiani, gli altri invece sono passati per la penisola in partenza o di ritorno dal fronte di guerra. Nessuno di loro al momento sembra essere rientrato in Italia e 14 risultano deceduti in Siria e in Iraq.

“Siamo un posto sicuro, ma nessuno può escludere che possano accadere fatti drammatici anche da noi. Stiamo facendo tutto il possibile per evitare che accada”, ha detto il Ministro spiegando che ci troviamo in un’area del mondo visibilmente presa di mira dal terrorismo. Potenziati, quindi, i presidi agli obiettivi più sensibili, in particolar modo a Roma e Milano. Sedi istituzionali, porti, aeroporti, stazioni, ambasciate francesi e americane i luoghi in cui sono stati maggiormente concentrati i servizi di vigilanza. Una “particolare attenzione” anche nei confronti delle sedi giornalistiche.

La risposta italiana si realizza attraverso un’azione concreta del Governo: un pacchetto di norme antiterroristiche pronto già da un mese che, con tutta probabilità, adesso giungerà all’approvazione. Composto da 6 articoli di legge, minaccia pene dai tre ai sei anni per chi viene arruolato come combattente, per chi pratica un autoaddestramento e anche per chi opera attraverso il web inneggiando al terrorismo. L’articolo 270 quater, in particolare, si rivolge a “chiunque organizza, finanzia o propaganda viaggi finalizzati al compimento delle condotte con finalità di terrorismo”.

“Abbiamo pronta una legge per contrastare i Foreign Fighters”, specifica Alfano dicendo: “Intendiamo colpire chi vuole andare a combattere nei teatri di guerra, non solo i reclutatori, vogliamo imporre un maggiore controllo di polizia su queste persone e agire anche sul web, usato da chi si radicalizza. Bisogna dividere i criminali che hanno agito a Parigi dalla religione. Quelli che agiscono in questo modo prendendo a pretesto Dio sono bestie!”.

E nel frattempo tutto il mondo si stringe intorno alle vittime di Charlie Hebdo. Dal Premier Renzi che parla di “orrore e sgomento” e dice: “La violenza perderà sempre contro la libertà e la democrazia”; al Papa Francesco che invece lancia via Twitter l’hastag #PrayersForParis. Numerose anche le manifestazioni, milioni le persone scese in piazza “armate” di matita in difesa della libertà di espressione. E anche a Roma, a piazza Farnese davanti all’ambasciata francese, la Federazione Nazionale Stampa si è riunita in una fiaccolata a testimonianza della vicinanza ai colleghi francesi.

Noi della redazione di NapoliTime ci schieriamo al fianco delle vittime di Charlie Hebdo, dei giornalisti che hanno pagato con la loro vita la libertà di stampa e di espressione, “colpevoli” solo di aver espresso il proprio pensiero. Je suis Charlie.

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