Greta e Vanessa rientrano a casa dopo più di 150 giorni di prigionia, paura ed angoscia

Greta e Vanessa sono salve e sono a casa. Polemiche per le voci del pagamento di un riscatto di 12 milioni di dollari. Il ministro Gentiloni smentisce

Greta-VanessaL’Italia riabbraccia le sue ragazze. Dopo più di 150 giorni di prigionia Greta Ramelli e Vanessa Marzullo sono finalmente tornate a casa. Le due volontarie, rapite nel nord della Siria il 31 luglio scorso, sono atterrate questa notte alle 4 all’aeroporto militare di Ciampino a bordo di un Falcon 900 dei servizi di sicurezza italiani. Ad attenderle il ministro degli Esteri Gentiloni, i familiari e gli amici di Greta e Vanessa. Volti visibilmente provati, la gioia di riabbracciare i propri cari e i segni di una sofferenza che non si potrà cancellare, camminavano sottobraccio per sorreggersi l’un l’altra.

Greta e Vanessa, 20 e 21 anni, due ragazze con la passione per il volontariato, con la voglia di accorrere a portare aiuto laddove ce ne è più bisogno. Un sentimento che le ha portate con coraggio ad andare in Siria, proprio dove da anni impazza la guerra tra i ribelli e le truppe del presidente Bashar al Assad. Conoscevano bene la situazione della Siria, ci erano già andate solo 4 mesi prima per la prima tappa del “progetto horryaty” (proposto dall’associazione “Assistenza sanitaria in Siria” da loro fondata insieme a Roberto Andervill). Ed è lì che sono volute ritornare per portare avanti un progetto forse un po’ grande per due ragazze così giovani, ma sicuramente degno di lode.

Solo tre giorni dopo il loro arrivo è successo il peggio. Le due ragazze sono state sequestrate nei pressi della località di Abizmu. Probabilmente i sequestratori appartengono al movimento Jabhat al-Nusra, alleato di Al-Qaida, e non è da escludere che il rapimento facesse parte di un piano organizzato. Fonti del quotidiano libanese Al- Akhbar parlando di altre possibili vendite delle giovani a gruppi armati esterni, anche se si dubita del coinvolgimento diretto dell’Isis.

Dopo mesi di trattative, grazie all’azione congiunta dei servizi di intelligence italiana e della Farnesina, via Twitter ieri Palazzo Chigi ha annunciato la liberazione delle due cooperanti. Gli 007 parlano di monitoraggi continui che hanno permesso di sapere costantemente dove fossero Greta e Vanessa durante le diverse fasi della trattativa. Tanta la paura che qualcosa andasse storto, che i sequestratori non tenessero fede ai “patti”. Sabato, poi, l’arrivo di un video in Italia, prudentemente mai divulgato, che dimostrava che Greta e Vanessa erano vive e stavano bene. Il secondo video dopo quello inviato il 31 dicembre in cui comparivano le due ragazze coperte dall’abaya mentre invocavano aiuto alle autorità italiane.

E così domenica, alla luce di quel segnale di “prova in vita”, è arrivato lo sblocco delle negoziazioni. Momenti di incertezza e di confusione, con i servizi di intelligence che non smentivano e la Farnesina che non confermava. Lo “scambio” sarebbe avvenuto giovedì attraverso il passaggio per la Turchia, dove un aereo italiano attendeva Greta e Vanessa.

Ma di che “scambio” si parla, di quali “patti? La tv di Dubai al Aan dichiara il pagamento di un riscatto di 12 milioni di dollari. Il ministro Gentiloni smentisce. Circostanze controverse che verranno chiarite già da oggi: il ministro poco fa è giunto alla Camera dei Deputati per fornire spiegazioni. “Siamo contrari al pagamento di riscatti e nei confronti degli italiani presi in ostaggio la priorità è indirizzata alla vita e all’integrità fisica”, ha dichiarato Gentiloni. Nel frattempo Greta e Vanessa vengono ascoltate dalla Procura di Roma.

E tra critiche e proteste, in primis Matteo Salvini che dice che se è stato pagato un riscatto “è uno schifo” e il presidente del Veneto Zaia che dice che i costi del pagamento devono essere a carico delle famiglie delle ragazze, ci si dimentica del dolore, della sofferenza che Greta e Vanessa hanno dovuto subire. Cinque mesi di inferno, violenze che neanche possiamo immaginare, la paura di morire e il terrore di non rivedere mai più la propria famiglia. Ed oggi, almeno oggi, che Greta e Vanessa sono salve e sono a casa ci dovrebbe essere spazio solo per la gioia e non bisognerebbe sminuire il lavoro di due giovani impegnate in una nobile missione umanitaria. Per le polemiche, giuste o meno che siano, ci sarà tempo.

Lascia un commento

2 + sei =

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.