Jobs act, dure critiche della Cgil in Commissione Lavoro: “è finalizzato solo alla liberalizzazione dei licenziamenti”

Sorrentino (Cgil): “Non presentiamo emendamenti. Lo riteniamo non equilibrato, non giusto, non rispondente al  mandato della delega”

commissione cameraRoma – Nelle audizioni alla Commissione Lavoro di Camera e Senato sul Jobs Act, che si terranno sino al 12 febbraio prossimo, è intervenuta una rappresentanza del sindacato Confederale che ha nuovamente stigmatizzato la propria contrarietà al varo del testo di Legge così come attualmente formulato. Lo sciopero generale di dicembre promosso da Cgil e Uil, fa da richiamo e da sfondo  alle posizioni espresse dalla Cgil.

L’audizione è finalizzata ad esprimere un parere non vincolante per il Governo. Ciononostante i sindacati non rinunciano, come già ha avuto modo di annunciare la stessa Camusso, di contrastare ed utilizzare ogni strumento a disposizione per tentare di far retrocedere sui propri passi Renzi e il suo Governo. Il contratto a tutele crescenti, probabilmente il 13 febbraio non appena approvato e pubblicato in Gazzetta sarà operativo. Resterà, insieme ad altre forme di contestazione (giuridica, ricorso a Strasburgo, referendaria), la bocciatura da parte della Cgil.

Così Serena Sorrentino ha esposto la posizione della Cgil ai parlamentari intervenuti: “Non presentiamo emendamenti. Lo riteniamo non equilibrato, non giusto, non rispondente al  mandato della delega. Non c’è traccia di quali siano le tutele progressive: è finalizzato solo alla liberalizzazione dei  licenziamenti. E’ un provvedimento sbagliato nell’insieme, non compatibile con la volontà di aumentare l’occupazione”, ha aggiunto. “Come Cgil chiediamo a questa commissione di prendere una posizione netta anche sull’eccesso di delega che c’è sui licenziamenti collettivi“.

Per quanto riguarda invece il decreto attuativo sui nuovi ammortizzatori sociali “possono esserci dei correttivi”, ha proseguito Sorrentino, secondo cui questo provvedimento “nasce per universalizzare l’Aspi (l’indennità di disoccupazione) ma non assolve a questo obiettivo”. Per la Uil, alla Camera c’era  il segretario generale Carmelo Barbagallo: “Abbiamo già espresso le nostre perplessità e la nostra contrarietà su molte parti del provvedimento, doveva dare ai giovani la possibilità di tutela crescenti e invece si è cominciato a parlare solo di licenziamenti. Secondo me – ha proseguito – i giovani non sono per niente contenti: il fatto che il governo perda consenso ogni settimana deriva anche da questa percezione”.

Mentre a Confindustria e al mondo delle imprese piace molto il provvedimento; la Cisl, che non ha scioperato a dicembre ha sostenuto con il segretario Gigi Petteni: “interventi che mettono al centro il contratto a tempo indeterminato (come lo è il contratto a tutele crescenti) sono un fatto importante”, considerando anche che, grazie agli sgravi triennali previsti dalla legge di stabilità per le nuove assunzioni nel 2015, “costa meno rispetto ad altre tipologie contrattuali”, ma ha ribadito la richiesta del sindacato di superare le forme precarie.

Insomma, anche dalle audizioni, si comprende che è battaglia aspra e non chiusa, anzi, appena cominciata.

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