Codice turismo, la Corte Costituzionale boccia 19 articoli, ecco cosa ne pensano gli addetti ai lavori.

Diciannove articoli del Codice del Turismo firmato dall’ex Ministro Brambrilla, bocciati per eccesso di delega.

Questa, in parte, la sentenza n.80 della Corte Costituzionale del 5 aprile 2012, riguardante il nuovo codice di regolamentazione in materia turistica, approvato con il decreto legislativo n.79 del 23 maggio 2011.
Gli articoli respinti sono l’art. 1 comma 1 (nella parte in cui fa riferimento all’applicazione dell’art. 1 limitatamente alle parole “necessarie all’esercizio unitario delle funzioni amministrative” e “ed altre norme in materia”); gli artt. 2, 3, 8, 9 e 10; l’art. 11 comma 1; gli artt. 12, 13, 14, 15, 16 e 18; l’art. 20 comma 2; l’art. 21; l’art. 23 commi 1 e 2; l’art. 30 comma 1; e gli art. 68 e 69 dell’allegato 1.
Le Regioni Toscana, Puglia, Umbria e Veneto, hanno posto la questione di legittimità costituzionale su tutto il provvedimento, ma la Consulta ha respinto quanto sollecitato dalle Regioni perché, come riportato dal Sole 24 Ore, “l’oggetto della delega era circoscritto al coordinamento formale ed alla ricomposizione logico-sistematica di settori omogenei di legislazione statale, con facoltà di introdurre le integrazioni e le correzioni necessarie ad un coerente riassetto normativo delle singole materie”. Sono state accolte, e da qui la sentenza, le contestazioni sulle singole norme perché, “la delega non consentiva la disciplina ex novo dei rapporti tra Stato e Regioni”, in materia di turismo.

Quanto stabilito dalla Corte Costituzionale ha suscitato pareri contrastanti.

Da una parte la palese la soddisfazione degli Assessori Regionali. Nelle pagine web delle Regioni che a suo tempo avevano presentato ricorso, la sezione Turismo è ampiamente dedicata ai commenti che qui di seguito riporto.

Fabrizio Bracco, Assessore del Turismo dell’Umbria, ha spiegato che “i conflitti di competenza sollevati dalle Regioni sono motivati non solo dalla doverosa difesa dell’autonomia delle istituzioni locali, quanto dal fatto che la tutela di questa autonomia è utile per intervenire con una migliore conoscenza della realtà e quindi con maggiore efficacia nei problemi dei cittadini e delle attività economiche”.

Per Marino Finozzi, Assessore del Veneto, “giustizia è stata fatta, rapidamente e così come doveva essere.
Il Governo era entrato nella materia turismo su temi che la Costituzione aveva affidato in via esclusiva alle Regioni, e non si trattava solo di questioni di interferenza indebita, c’erano anche indicazioni in controtendenza rispetto alle disposizioni regionali”.

Cristina Scaletti, Assessore al Turismo della Toscana, ha evidenziato un altro importante punto di vista, “questa è una buona notizia anche per gli operatori del settore è importante avere fiducia e certezza che la Regione è un interlocutore forte e competente in una materia così rilevante. È una sentenza che ci fa ben sperare per il futuro”.

Innegabile, secondo Bernabò Bocca, Presidente di Federalberghi che “la competenza esclusiva in materia turistica affidata alle Regioni dalla Costituzione è certamente un principio al quale i giudici della Consulta non possono che attenersi e un segnale che il mondo politico deve cogliere”.
Il problema che emerge, secondo Bocca, è che in Italia normare il comparto turistico è diventata “una impresa quasi impossibile, ogni qualvolta lo Stato prova a dotare il settore di regole univoche, e perciò più orientate alle esigenze del mercato, una semplice opposizione delle Regioni cancella di diritto quanto proposto, facendo di fatto arretrare il nostro sistema che di tutto ha bisogno tranne che di confusione”.

La sentenza della Corte Costituzionale sul Codice del Turismo è una sconfitta per tutti”, con queste parole, tratte dal sito istituzionale di Confcommercio, Fortunato Giovannoni, presidente di Fiavet (Federazione Italiana Associazoni Imprese Viaggi e turismo) ha commentato la notizia, che ha accolto senza sorprendersi. “Le motivazioni che hanno portato alla clamorosa bocciatura del Codice del Turismo sono le stesse che Fiavet ha portato all’attenzione del Ministero quando lo stesso Codice è stato presentato alle imprese”. “Questa”, ribadisce Giovannoni, “è una sconfitta per il Governo che, nonostante i ripetuti appelli delle associazioni di categoria, ha respinto con superficialità le nostre istanze, le stesse espresse dalla Consulta; è una sconfitta per le imprese, che ancora una volta si trovano a scontare un’incapacità di governance nel nostro Paese, ed è una sconfitta per tutto il comparto turistico, che perde un’occasione di rilancio. L’impasse in cui ora ci troviamo non ce la possiamo assolutamente permettere. I dati di Pasqua hanno registrato un fortissimo calo delle presenze turistiche e le previsioni estive sono, se possibile, ancora più negative” . Fiavet denuncia dunque “l’insipienza e l’approssimazione con cui si continua ad affrontare il tema del turismo. Oltre agli slogan non c’è altro”.

Andrea Giannetti Presidente di Confindustria Assotravel, risponde con queste parole, “una legge nata male, che si è tentato di raddrizzare e che è stata portata avanti a dispetto di tutte le annotazioni delle associazioni di categoria, è evidente che quegli articoli che abbiamo a suo tempo contestato e che riguardano le nostre imprese restano ispirati dallo stesso ‘spirito’ contenuto nelle norme respinte e oggi quindi clamorosamente sanzionato”.
Concordo con Andrea Giannetti che pone l’attenzione anche sull’aspetto economico chiedendosi, “chi risponderà dei costi del procedimento davanti alla Corte costituzionale e dello stesso valore dei consulenti che avrebbero dovuto garantire professionalmente la sostanziale correttezza normativa del decreto?”.

Concludo riferendo il parere del Presidente di Federturismo Confindustria Renzo Iorio, riportato da TTG Italia.
La sentenza che ha bocciato 19 articoli del Codice del Turismo, è la dimostrazione di come l’attuale sistema di governance che attribuisce in via esclusiva alle Regioni la competenza in materia turistica non permette allo Stato di intervenire concretamente sul settore”.
Secondo il Presidente “sarebbe quindi necessaria una chiara suddivisione dei ruoli, dando più competenza strategica allo Stato e snellendo la burocrazia locale”.
“Ci auguriamo” auspica Iorio, “che il Ministro Gnudi convochi al più presto un tavolo di coordinamento con tutti i soggetti pubblici e privati per ridare al settore strumenti chiari e utili al suo sviluppo nel rispetto delle deleghe e delle competenze legislative”.

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