Rapporto Giovani 2014, Italia poco competitiva. Il lavoro va cercato all’estero

Oltre il 70% non ritiene l’Italia all’altezza della media europea

disoccupazione-giovani2 febbraio – Le difficoltà economiche e le scarse opportunità lavorative, spingono sempre più giovani ad una visione disillusa della realtà italiana. Stando ai dati diffusi dal Rapporto Giovani 2014, oltre il 70% dei giovani con età compresa tra i 19 e i 32 anni ritiene di avere poca o per nulla fiducia in merito alla possibilità che nel prossimo triennio (2015-2018) l’Italia possa tornare a competere con le medie economiche europee. Dal rapporto emerge infatti una disillusione crescente in merito alle opportunità lavorative in Italia, ed un numero sempre più consistente di giovani (oltre l’85%) si è detto disposto ad andare oltre confine per far fruttare le proprie competenze professionali.

La ricerca, condotta su un panel di 5000 persone, è stata promossa dall’Istituto Giuseppe Toniolo in collaborazione con l’Università Cattolica e con il sostegno di Fondazione Cariplo e di Intesa Sanpaolo. Tra le principali cause di disoccupazione, svetta una limitata e carente offerta di lavoro, considerata dal 37,3% dei giovani ridotta sia in termini qualitativi che quantitativi. Circa il 20,9% auspica un miglioramento delle condizioni di reclutamento, affinché siano improntate maggiormente alla meritocrazia e alle reali capacità di ciascuno. Il 19,2% ritiene invece che tutte le difficoltà siano meramente attribuibili alla crisi economica che da anni imperversa in Italia, ma non mancano gli autocritici (17,4%) che ritengono di avere una scarsa esperienza ed una scarsa preparazione accademica.

Le difficoltà economiche e lavorative spingono oggigiorno sempre più giovani (75,7 % di cui 80% dei giovani al Sud – 71,4% al Nord) a rimandare al futuro la propria realizzazione professionale, puntando solo ed esclusivamente ad una retribuzione che consenta di affrontare almeno dignitosamente le difficoltà del presente. Difficoltà queste che sembrano avere ripercussioni consistenti anche in merito ai rapporti personali: dalle stime è emerso infatti che solo il 35% dei giovani ritiene la maggior parte delle persone degne di fiducia, determinando così la tendenza a rifugiarsi unicamente nella rete parentale più stretta.

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