Renzi: Expo 2015, occasione per “tornare a correre”. Profusione di ottimismo per aver cancellato la parola “scandalo” dall’evento. Ma è proprio così?

Renzi: per l’Italia il 2015 “è un anno felix, che non vuol dire semplicemente felice, ma fertile” un anno in cui “ci sono tutte le condizioni per tornare a correre”

Expo2015“Ci sono tutte le condizioni esterne per tornare a correre”. Lo ha detto Matteo Renzi, citando la flessibilità Ue, il piano Juncker, le misure Bce, il calo dell’euro e del petrolio, l’Expo. “Se l’Italia fa l’Italia per bene non ce n’è per nessuno nel mondo. L’Expo non è solo un evento. Non siamo un catering, una mera organizzazione di eventi. Se non siamo rannicchiati può essere una grande occasione per l’identità italiana”.

Il presidente del Consiglio, cerca di infondere fiducia e cita – all’Hangar Bicocca di Milano nel corso di un incontro in preparazione dell’esposizione universale – ogni elemento di ottimismo. “Dall’Europa – spiega ancora il presidente del Consiglio – qualcosa si muove: la comunicazione sulla flessibilità, il piano degli investimenti, le misure della Bce”. Anche per questo “sforzo pressante il rapporto fra euro e dollaro è tornato nei canoni della normalità che aiuta le nostre imprese. Se a questo si somma la crisi del petrolio le condizione economiche internazionali ci lasciano un anno di opportunità”.

E i provvedimenti del governo, come aver tagliato il costo del lavoro dall’Irap, “non lasciano più alibi a nessuno”. E’ un discorso di fiducia quello che Renzi pronuncia all’ appuntamento milanese davanti a una platea di 500 esperti, industriali, i ministri Poletti, Galletti, Guidi, Martina, Orlando, Franceschini, Boschi, Giannini e Lupi, i rappresentanti degli oltre 140 Paesi partecipanti all’ esposizione universale. “Con l’Expo ci sono state cose che non sono andate bene – ammette – ma le abbiamo affrontate”. E lo testimonia la presenza del presidente dell’Anticorruzione Raffaele Cantone.

Fino a poco tempo fa l’associazione di idee per l’Expo era “scandalo“. Ora non più, ma “non basta, non ci accontentiamo di aver cancellato la parola scandalo. Se siamo bravi nei giorni che mancano all’Expo, trasformiamo la parola chiave di Expo in identità”. “A condizione che ciascuno – sottolinea il premier – metta del proprio”, a condizione di “non aspettare che altri risolvano i problemi”. Insomma il suo è un invito a rimboccarsi le maniche. “Dobbiamo recuperare non dico un po’ di amor proprio, ma di amore per la realtà dei fatti – osserva -. E il passo successivo è che ciascuno di noi si senta chiamato in campo”.

Operazione ottimismo che sembra voler seppellire, con le strategie di comunicazione, quanto è successo attorno all’Expo 2015. In tutti i sensi: il peccato originale è stato senza dubbio la compravendita dei terreni, cari a Comunione e Liberazione, con una pezza messa da Roberto Formigoni e Letizia Moratti (in sostanza una cosa acquistata per meno di venti milioni e rivenduta per 66. Salvo riacquistarla in forma similpubblica per 160). Tutta l’impostazione, poi, sconta la politica del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Pe questo, addirittura i duri e puri del M5S si approcciarono al tema Expo con ben tre posizioni differenti: si blocchi, si modifichi, si faccia!

Infine, con un lavorio ottimistico (e verticistico) si è giunti a coinvolgere il Forum del terzo settore, e Slow Food e Legambiente; vivamente contestati in questa scelta dai comunisti. Ora Papa Francesco nel suo videomessaggio chiedendo di non trattare la terra “come padroni” ma con “rispetto”, scagliandosi contro “il paradosso” per cui c’è chi non ha nulla da mangiare e allo stesso tempo si spreca il cibo, contro una “politica dell’inequità” sembra quasi manifestare la vera preoccupazione: attenzione agli uomini (che lavorano, soffrono, producono ed hanno fame) e non alle merci.

Su questo, il contributo dell’esposizione universale può essere fondamentale, è una “preziosa opportunità – secondo il Capo dello Stato Sergio Mattarella, che ha inviato un messaggio letto alla Bicocca – per promuovere lo sviluppo di una autentica cultura del rispetto e della tutela del pianeta, fondata su una corretta educazione ambientale ed alimentare”. Sembra un po’ raddrizzarsi il profilo critico espresso, come sollevato da Carlin Petrini “dove sono i produttori in questo expo?” Prevedendo per ottobre una grande partecipazione proprio dei contadini e lavoratori della terra.

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