Libertà di stampa, l’Italia nel 2014 scivola al 73° posto: siamo in “zona arancione-problemi sensibili”

Rsf: la mafia esercita pressione sulla libertà di stampa, paragonata a Boko Haram e all’Isis, ma i politici detengono il primato per le accuse di diffamazione ingiuste

libertà stampaDrastico scivolone per l’Italia nella classifica mondiale della libertà di stampa. Perdendo ben 24 posizioni il Belpaese approda al 73° posto. Entriamo così a far parte della “zona arancione-problemi sensibili”. Subito dopo di noi solo il Nicaragua e la Tanzania. Secondo Reporter senza frontiere che ha stilato la classifica: “La situazione dei giornalisti è peggiorata nettamente nel 2014”.

180 i paesi censiti per una classifica annuale che registra la libertà di stampa e, attualmente purtroppo, il suo “deterioramento complessivo”. Gli indicatori considerati dai Reporter senza frontiere sono sette: livello di abusi, pluralismo, indipendenza dei media, autocensura, quadro giuridico, trasparenza e infrastrutture. Una classifica stilata a partire dal 2002 e che per il 2014 ha detto che “due terzi dei 180 paesi censiti hanno avuto un risultato peggiore rispetto all’anno scorso”.

Per quanto riguarda l’Italia, Rsf indica come cause di questo “brutale” calo le intimidazioni delle organizzazioni mafiose. I giornalisti aggrediti fisicamente nel 2014 risultano essere 43 e 7 invece i casi di attacchi a beni come case o auto. Senza contare le minacce che sono ben 421, il 10% in più rispetto al 2013 come riporta l’organizzazione Ossigeno per l’Informazione. E per l’informazione in Italia ci vuole coraggio, il coraggio di dire la verità, anche se è brutta o scomoda, il coraggio di sfidare la criminalità e le “accuse ingiustificate”.

La diffamazione, infatti, secondo Reporter senza frontiere è un altro dei pesi che grava sulla libertà di stampa. 129 le accuse di diffamazione ingiuste rivolte ai giornalisti solo nel 2014, contro le 84 dell’anno precedente. Il dato interessante da notare è che “nella maggior parte dei casi le cause sono state fatte da politici”. In altri termini non è azzardato parlare quasi di censura. Una censura che taglia le gambe ai giornalisti responsabili e appassionati.

Giornalisti come Rino Giacalone, da anni impegnato nella lotta contro la mafia nella sua Sicilia, e che ora è stato trascinato in tribunale dalla vedova del boss mafioso Mariano Agate per aver leso la sua “reputazione”. La colpa di Rino Giacalone è quella di aver usato un’espressione “forte”, un aggettivo che in realtà è un eufemismo per mafiosi come Agate. Proprio la mafia, per la pressione che esercita sulla libertà di stampa, è stata da Rfs paragonata a Boko Haram e all’Isis. “Il modus operandi per bloccare la stampa è lo stesso: paura e ritorsioni”, si legge nel rapporto annuale. E infatti sono proprio queste minacce a rendere la vita difficile ai giornalisti, non solo in Italia ma nel mondo.

Agli ultimi posti della classifica della libertà di stampa compaiono l’Eritrea (180°), la Corea del Nord (179°) e il Turkmenistan (178°). Anche in Cina (176°) e in Russia (152°) la situazione non sembra essere delle migliori, “zona nera- situazione molto seria” per la prima e “zona rossa- situazione difficile” per la seconda. Per l’Iraq e la Nigeria, che compaiono rispettivamente sul 156° e 111° gradino, Reporter senza frontiere ha denunciato “buchi neri dell’informazione”.

Le prime posizioni, invece, sono tutte europee. Con la tripletta Finlandia-Norvegia-Danimarca che si aggiudicano il podio, confermando ancora una volta Helsinki come la patria della libertà di stampa. Bulgaria (106°) e Grecia (91°) si registrano come il fanalino di coda dell’Europa. Mentre per la Francia abbiamo un salto in più rispetto all’anno scorso, fino alla 38° posizione. La classifica, ovviamente, non tiene conto dei drammatici eventi dell’inizio del 2015 che hanno coinvolto Charlie Hebdo, rovesciando completamente ogni statistica.

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