I “tagliagole del Daesh” decapitano un poliziotto iracheno che indossa la maglia del Napoli. Non sarebbe un tifoso

In poche ore la notizia fa il giro di social, testate giornalistiche locali e nazionali. Ma al contrario di quanto riportato da molti in queste ore, non si tratterebbe di un tifoso del Napoli

iracheno_decapitato_maglia_del_napoliTra le persone uccise in questi giorni da parte del gruppo terroristico Daesh (talvolta chiamato, secondo alcuni erroneamente, con il termine “Isis”), vi è un poliziotto iracheno che al momento di essere decapitato, indossava la maglia della SSC Napoli.

La notizia era già circolata nei giorni scorsi su alcuni media arabi ma soltanto ieri è iniziato il tam-tam sui social network e in molti, si sono fatti suggestionare, cercando un collegamento con le recenti minacce all’Italia da parte dei terroristi. In particolare la frase che deve aver colpito particolarmente, è quella contenuta in un video dove gli jihadisti, annunciano la decapitazione di egiziani copti su una spiaggia libica e affermano di “essere a Sud di Roma… in Libia”. Peccato che i media nazionali abbiano messo in risalto solo il “siamo a Sud di Roma”, contribuendo in questo modo al suggestionamento. Se poi si pensa che gli azzurri giovedì, giocheranno contro il Trabzonspor in Turchia, paese che non ha mai avuto una posizione troppo dura contro i terroristi islamici, ecco come qualcuno potrebbe pensare, si tratti di una precisa strategia dei signori del terrore.

Non è così. La persona decapitata non sarebbe un tifoso del Napoli e non c’è alcun messaggio particolare al popolo napoletano da parte dei terroristi islamici. Il motivo per cui Raad Jassim Ali (questo il nome decapitato), avrebbe indossato la maglia azzurra, è dovuto al fatto che in quelle zone operano diverse ONLUS con scopi umanitari, le quali tra i vari aiuti distribuiscono anche maglie di squadre calcistiche. Inoltre, nei paesi mediorientali, in Asia e in Africa è consuetudine andare in giro con indosso le casacche delle squadre di calcio europee.

Se poi l’uomo, fosse effettivamente un simpatizzante dei partenopei, questo forse non si saprà mai. Resta invece, lo stato di allarme per l’intera Italia e per l’Europa, come testimoniano la strage di Parigi a Charlie Hebdo, oltre ai recenti fatti danesi.

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