Processo Eternit: la Cassazione motiva la prescrizione. Nessun risarcimento per le vittime

La Procura di Torino procederà ora con un nuovo capo d’accusa per Stephan Schmidheiny: omicidio volontario aggravato per la morte da amianto, tra il 1989 e il 2014, di 258 persone

cassazione“Quante volte ci devono ancora uccidere” si legge su uno dei tanti manifesti mostrati dai parenti delle vittime dell’Eternit. Uno dei processi più tormentati della storia si conclude con una sonora sconfitta, tra le lacrime, di chi ha nel cuore solo il ricordo del proprio caro morto per amianto. Migliaia le vittime tra i dipendenti dello stabilimento Eternit di Casale Monferrato così come a Bagnoli. Il processo Eternit è prescritto, anzi non si sarebbe dovuto neanche svolgere perché era prescritto già prima del rinvio a giudizio dell’unico imputato ancora in vita, il magnate svizzero Schmideiny. La Cassazione parla chiaro nell’atto depositato ieri in merito al verdetto di prescrizione giunto il 19 novembre.

Dall’atto depositato dalla Cassazione si legge: – “Per effetto della constatazione della prescrizione del reato, intervenuta anteriormente alla sentenza di I grado cadono tutte le questioni sostanziali concernenti gli interessi civili e il risarcimento dei danni”. Nessun risarcimento sarà dato alle vittime, nessuna giustizia li ha difesi. La notizia di prescrizione che a novembre aveva indignato non  solo i familiari delle vittime, ma l’intera comunità, viene riconfermata dalla Cassazione.

“Il Tribunale ha confuso la permanenza del reato con la permanenza degli effetti del reato, la Corte di Appello ha inopinatamente aggiunto all’evento costitutivo del disastro, eventi rispetto ad esso estranei ed ulteriori, quali quelli delle malattie e delle morti, costitutivi semmai di differenti delitti di lesioni e di omicidio”. Questa la motivazione della Cassazione.

Sono stati sbagliati i capi di accusa secondo quanto riferito dalla Cassazione. Il processo a Stephan Schmidheiny era stato impostato con l’accusa di disastro ed era stato condannato sia nel primo che nel secondo grado di giudizio. La Cassazione invece il novembre scorso aveva annullato tutto motivando la sentenza con la prescrizione del reato. Secondo la Corte “a far data dall’agosto dell’anno 1993 – anno in cui si era già a conoscenza della pericolosità dell’amianto tanto che veniva – definitivamente inibita, con comando agli Enti pubblici di provvedere alla bonifica dei siti. E da tale data a quella del rinvio a giudizio (2009) e della sentenza di primo grado (13/02/2012) sono passati ben oltre i 15 anni previsti per la maturazione della prescrizione in base alla legge 251 del 2005”.

Inoltre secondo la Suprema Corte, se pur la sentenza di secondo grado fosse stata confermata, la pena sarebbe stata di soli 12 anni, troppo bassa per il numero di vittime causate dalla sua condotta quando era a capo della Etrernit. I giudici nella sentenza depositata ieri scrivono: – “colui che dolosamente provoca, con la condotta produttiva di disastro, plurimi omicidi, ovverosia, in sostanza, una strage” verrebbe punito con solo 12 anni di carcere e questo è “insostenibile dal punto di vista sistematico, oltre che contrario al buon senso”.

La procura di Torino ora ritorna all’attacco e procede chiedendo il rinvio a giudizio di Schmidheiny con un capo di accusa molto più esplicito, quello dell’omicidio volontario aggravato per la morte da amianto, tra il 1989 e il 2014, di 258 persone. Il pm Guariniello lo ha reso noto commentando il documento depositato ieri dalla Cassazione in cui si motiva la sentenza di prescrizione.

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