Mario Aterrano con la sua “La Nuit” celebra Viviani e la vita.

Venerdì 13 aprile al Teatro Il Primo dei colli Aminei è andata in scena la rappresentazione ideata e interpretata da Mario Aterrano che ha regalato quadri scelti dalla produzione di Raffaele Viviani riunendoli nel lavoro intitolato “La Nuit”, musicati da brani poco noti del grande autore che rendono evidente la creatività e la ricerca dell’artista avvalendosi alla chitarra e degli arrangiamenti del maestro Michele Bonè e dal maestro Giuseppe Di Colandrea al clarinetto.

I quadri presentati hanno ripercorso la vita secondo Viviani in un epoca storica lontana dai giorni nostri ma sempre attuale perché il sentimento dell’amore con le sue sfaccettature, l’orrore della guerra con la visione di chi va e chi è costretta a restare in attesa del ritorno sopravvivendo come può all’assottigliarsi dei sostentamenti, la vita dei vicoli con i suoi mestieri e le sue voci, il varietè nato alla fine del XIX secolo a Napoli come imitazione del Cafè-chantant francese, trasformatosi poi in Rivista e scomparso con l’avvento della televisione, ma celebrato come memoriale durante lavorazioni teatrali di artisti volenterosi e di spessore come Mario Aterrano.

Suggestiva la coreografia scenografica come posizione sul palco e le immagini proiettate di cartoline storiche della Napoli antica sullo sfondo. La compagnia formata da elementi eterogenei comprendenti elementi di provata esperienza teatrale e bravura e dai giovani che hanno saputo far emergere il proprio talento e la propria peculiarità attraverso i ruoli interpretati donando allo spettatore emozioni sempre nuove.

La voce di Patrizia Spinosi ha fatto toccare nel pubblico le corde emotive della passione e dell’amore traviato grazie alla sua splendida interpretazione canora, unitamente alla eleganza interpretativa di Anna Spagnolo che a trecentosessanta gradi evidenzia la sua esperienza e carattere teatrale. Lucia Palmentieri sapiente interprete dei ruoli di donna viva e consapevole del proprio destino, supportata da una notevole dote canora.

Virgilio Brancaccio ha regalato un esame di coscienza che dovrebbero fare i napoletani perchè come disse il Figlio dell’uomo Gesù prima di lui: “Nessun uomo fu mai profeta nella propria patria”, evidenziando nel suo monologo come in una Napoli così ricca di uomini di cultura ed arte, questi siano spesso deprezzati e mai valorizzati come si dovrebbe, cosa che sicuramente fanno in altre regioni e città d’Italia e del mondo.

Interessante il monologo del primo approccio amoroso, quando le convenzioni anagrafiche ancora non sono importanti, come furono anche le parole di Giulietta al suo Romeo: “Che cos’è un nome? Quella che noi chiamiamo rosa non perderebbe il suo profumo se avesse un altro nome”, così ben interpretato da Carmine Gambardella.

Insolita esecuzione della “Rumba ‘re scugnizz” con ritmo lento pertanto assai godibile nelle parole, recitativo all’inizio con successivo inserimento delle voci dei mestieri di Napoli ormai scomparsi, dove gli umili lavori si sovrappongono in cerca di una sopravvivenza storica che ha caratterizzato Napoli, conclusosi poi in un quadro scenico in penombra blu.

La presentazione del Varietè divertente e mai fuori tono, ha riportato lo sguardo su di un mondo visto con occhi scevri dalle maliziose trame che oggigiorno circondano la nostra vita politica e sociale, quando ancora si poteva fare il bagno nel mare di Napoli essendo patrimonio di tutti e non si doveva rilanciare con esibizioni straniere di vele.

Grazie alla dedizione e alla bravura interpretativa di Mario Aterrano il pubblico può godere di uno spettacolo all’insegna di valori, voci e vissuto di un tempo che sembra lontanissimo ma che ritroviamo ogni giorno nei sentimenti e nelle vicende storiche. Un plauso alla scelta delle musiche e della produzione di Raffaele Viviani così ben articolata e scorrevole ed un ringraziamento alla dedizione e alla bravura interpretativa di Mario Aterrano in quanto il pubblico può godere di uno spettacolo accattivante che dona emozioni e divertimento.

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