Angelo Vassallo, emblema delle violenze subite da amministratori locali. 1265 casi intimidatori

Aggressioni e atti intimidatori, un filo conduttore che dal 1974 all’omicidio di Angelo Vassallo porta il segno delle violenze subite dagli amministratori comunali

Angelo VassalloMinacce, avvertimenti, vere e proprie aggressioni, omicidi: ad essere presi di mira sono i sindaci. 1.265 i casi di atti intimidatori dal 2013 ad oggi. Di questi il 44% ha colpito i sindaci, il 21,8% gli assessori e il 20,1% i consiglieri comunali. Il Sud, con in testa Sicilia e Sardegna, si configura come la zona più colpita. Questi gli sconvolgenti risultati rivelati dal rapporto della Commissione parlamentare d’inchiesta “Fenomeno delle intimidazioni nei confronti degli amministratori locali”.

Che si tratti di bombe, auto incendiate o messaggi minatori il modus operandi è lo stesso e la finalità anche. Intimorire, spaventare e lanciare un avvertimento con una dimostrazione di forza. Una violenza che a volte sfocia nel barbaro omicidio, come dimostrano le 132 vittime registrate dal 1974.

La Commissione di inchiesta del Senato si occupa di indagare un territorio inesplorato, e molto spesso sottovalutato. “C’è una storia dell’Italia. Una storia che attende ancora di essere scritta. Una storia sommersa fatta di nomi, di luoghi, di sofferenze, che ci appartiene per intero e che è giusto conoscere. È quella delle centinaia di amministratori locali uccisi, feriti, intimiditi, minacciati, costretti a vivere sotto tutela oppure ad arrendersi difronte a pressioni insostenibili”, cita la commissione nelle 205 pagine di rapporto.

Ad oggi, al contrario di quanto si possa credere, i casi di minacce sicuramente riconducibili alla mano mafiosa sono solo il 13,7%. Il resto rientra nell’ampio limbo dei casi ancora aperti per cui non è stato individuato un colpevole, oppure è dovuto alla volontà di “condizionare l’attività amministrativa” in generale. Il riferimento, che ci mostra chiaramente la complessità del fenomeno, è a un sentimento di insoddisfazione e rabbia a causa non solo delle difficoltà economiche ma anche di altri fattori come le proteste. Esemplificativa è la presenza del “movimento antagonista, no Tav, no terzo valico ecc.”.

Collegati al fenomeno delle intimidazioni, con grande probabilità, sono anche i numerosi casi di dimissioni degli amministratori locali. 70, individuali o collettivi, solo negli ultimi tempi. Mentre 341 sono le misure di protezione attivate nei confronti di sindaci e assessori.

Il rapporto della Commissione d’inchiesta fornisce statistiche dettagliate anche riguardo le regioni maggiormente coinvolte. La Valle D’Aosta ne risulta completamente esclusa, mentre la Sicilia con 211 casi si piazza drammaticamente al primo posto. In Puglia (163 casi) invece si registrano gli episodi più gravi con il 55% dei casi di utilizzo di esplosivi e il 38% di armi da fuoco.

“Il ruolo di amministratore nel Sud e nelle Isole comporta certamente maggiori pericoli che nel resto del paese anche se non bisogna dimenticare che le ultime due vittime in ordine di tempo erano amministratori di realtà del nord Italia, Laura Prati, sindaco di Cardano al Campo in provincia di Varese e Alberto Musy consigliere comunale di Torino“,si mette in evidenza nella ricerca.

E proprio del Sud, anzi precisamente della Campania, era il sindaco Angelo Vassallo. Vittima di un agguato di stampo camorristico cinque anni fa mentre tornava a casa, è stato ucciso da una raffica di proiettili in tarda sera. Gli inquirenti, seguendo la pista della criminalità organizzata, sono giunti a Humberto Damiani De Paula alias “il brasiliano”, spacciatore di droga già noto alle forze dell’ordine.

A far segnare sul registro degli indagati il nome di Damiani è stata l’ipotesi che l’attività politica di Vassallo, sindaco di Pollica, fosse in qualche modo entrata in collisione con i traffici camorristici. Damiani, dal carcere di Bogotá dove è attualmente rinchiuso, ha dichiarato la sua estraneità ai fatti anche se resta la notizia di una lite con Vassallo poco prima della sua morte.

Per ora le indagini sono ancora aperte e il Procuratore Nazionale Antimafia Franco Roberti ha dichiarato: “Non mi fermerò fino a quando non si accerterà chi e perché è stato ad uccidere il sindaco di Pollica”. Il “sindaco pescatore” che nel Cilento era un simbolo di legalità.

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