Città della Scienza, 4 marzo 2015: Grande festa della ricostruzione, intervista al direttore generale Luigi Amodio

Circa 100 idee-progetto presentate al Bando di gara per la progettazione del nuovo Museo della scienza. La prima fase è stata espletata e sono stati selezionati 15 progetti. A maggio il nome del vincitore della competizione. Probabilmente dopo l’autunno finalmente si partirà con i lavori

Luigi AmodioNapoli, 4 marzo 2015 – 4 marzo 2013, nella notte un incendio distrusse lo Scienze Centre di Città della Scienza. Si parlò di un vero e proprio attacco terroristico ai danni di un importante istituzione culturale che sorge ed opera da anni nei pressi della area ex Italsider di Bagnoli. Quell’episodio ebbe forte eco, di portata nazionale ed internazionale, riportando all’attenzione di tutti la questione dello sviluppo e il rilancio dell’area ad ovest di Napoli. Nel dibattito sulla ricostruzione del Museo della Scienza sono state spese tante parole ma obiettivamente di fatti concreti se ne sono visti ben pochi. Ancora oggi i lavori per la riapertura del polo scientifico non sono partiti e non si conoscono ancora i nomi dei responsabili dell’incendio doloso. Nonostante ciò esattamente a 2 anni di distanza da quella terribile notte Città della Scienza apre le porte al pubblico con la Grande festa della ricostruzione, una manifestazione organizzata in occasione di un importante svolta nel processo di ricostruzione, vediamo perchè.

Per comprendere il punto della situazione e sopratutto per capire se questa volta si è di fronte ad una svolta concreta nell’ambito del progetto di ricostruzione,  noi di NapoliTime abbiamo intervistato il Direttore generale di Città della Scienza Luigi Amodio.

A due anni di distanza dall’incendio che distrusse lo Science Centre, il 4 marzo città della scienza apre le porte al pubblico con un importante evento. Si parla di una svolta nel processo di ricostruzione. In cosa consiste concretamente questa svolta?

“Abbiamo espletato la prima fase del Bando di gara per il progetto di ricostruzione che consisteva nell’analizzare le circa 100 proposte di adesione. Ne abbiamo selezionate 15. A maggio dovremmo avere il nome del vincitore di questa competizione e quindi il progetto. Dopo di che presenteremo questo progetto alla Conferenza dei servizi con gli enti locali; immaginiamo che ciò accada intorno all’ autunno. Da qual momento in poi, se la politica napoletana trova il modo di essere efficiente e veloce, si può effettivamente partire con la ricostruzione. Vorrei sottolineare che le risorse, con cui verrà realizzato il nuovo museo, da un lato, provengono dal fondo europeo per la coesione territoriale mentre, l’altra parte proviene dall’assicurazione per l’incendio”.

Lo scorso 14 agosto ci fu la visita di Matteo Renzi a Bagnoli; in quell’ occasione fu firmato l’accordo per la bonifica di Bagnoli e la ricostruzione di Città della Scienza. Ad oggi lei e l’istituzione culturale che rappresenta vi sentite abbandonati dallo Stato nell’ambito del processo di ricostruzione?

“Rispetto a quello che il governo doveva fare per la ricostruzione di Città della Scienza non possiamo lamentarci, nel senso che dopo l’accordo di programma gli uffici del dipartimento per la Coesione Territoriale stanno seguendo passo dopo passo l’iter della ricostruzione. Sicuramente il tema di Bagnoli è un tema complesso che richiede delle scelte strategiche. Tra l’altro il sindaco De Magistris ha annunciato che il 21 marzo presenterà un progetto per lo sviluppo dell’area. E’ evidente che su quest’ area si è molto parlato ma si è fatto poco di concreto.

Con il Decreto “Sblocca-Italia” Renzi ha fatto un passo indietro rispetto all’accordo del 14 marzo. A riguardo il Sindaco De Magistris parlò di tradimento, dal punto di vista istituzionale, da parte del Presidente del Consiglio nei confronti della città di Napoli e delle Istituzioni campane. Anche lei si sente tradito dalle Istituzioni nazionali?

“Noi essendo un istituzione e non un partito politico lavoriamo seguendo il quadro delle leggi e delle normative. La mia personale opinione è che cancellare, in maniera così radicale, il ruolo del Comune nella discussione sullo sviluppo di un area strategica come quella di Bagnoli è oggettivamente una cosa abbastanza dirompente quindi mi rendo perfettamente conto della reazione di De Magistris. Tuttavia va detto che il Comune di Napoli, che è responsabile da oltre 20 anni della vicenda di Bagnoli, indipendentemente da chi lo governa, non ha fatto molto. Quindi questo è un dato che in ogni caso va considerato. Io personalmente ritengo che quando si discute di temi così importanti bisogna trovare dei punti d’incontro.”

Nel 2014, ad un anno di distanza dall’incendio, ci fu una prima grande festa di Città della scienza in cui furono poste le basi politico-amministrative per la ricostruzione; almeno questo è quanto si disse ma in realtà i lavori non sono mai partiti. Rispetto ad un anno fa cos’è cambiato e cosa vi spinge a festeggiare?

“Ci sono due ragioni concrete per festeggiare. La prima è che siamo ancora qui a fare il nostro lavoro e quello che mi fa molto piacere è un ritorno del pubblico. Infatti nel 2014 abbiamo registrato 100 mila visitatori paganti. Quindi il dato è che siamo in salute e stiamo realizzando molte iniziative tra le quali quella dell’Incubatore.  Inoltre a novembre abbiamo inaugurato un polo in via Diocleziano dove ci sono 22 imprese che escono proprio dall’Incubatore di Città della Scienza e dove lavorano 250 persone. La seconda ragione per cui festeggiare è che il clima politico che c’è intorno a questa nuova fase è migliore di quello del 4 marzo 2014 e quindi c’è la speranza che questo tipo di atteggiamento porti effettivamente alla realizzazione del museo in tempi brevi”.

Può dirci qualcosa di più sui 15 progetti che sono stati selezionati?

“Quello che posso dire e che i progetti hanno colto bene i 2 temi proposti nel bando di concorso e che sono, da un lato, il rapporto con il mare, dall’altro lato, alcuni di questi progetti architettonici, hanno interpretato molto bene la domanda di realizzare una grande area pubblica aperta ai cittadini. Questo perché dopo quello che è successo vogliamo comunicare alla comunità che Città della Scienza non è una struttura chiusa ma aperta. Con il nuovo edificio vogliamo dare un messaggio molto forte sotto questo punto di vista.”

La manifestazione del 4 marzo è anche una giornata per ricordare ciò che è accaduto la notte di 2 anni fa e soprattutto per chiedere di conoscere i nomi dei responsabili. A due anni di distanza a che punto sono le indagini?

“Ogni giorno che passa ci rendiamo conto che si tratta di un indagine molto più complessa di quello che pensavamo. Sicuramente l’incendio non è opera di una banda di quartiere quindi è evidente che questo livello di difficoltà e di complessità richiede più tempo”.

Gli inquirenti hanno seguito la pista interna. Lo scorso luglio trapelò la notizia che il custode di turno quella notte risultava iscritto nel registro degli indagati?

“Sappiamo che c’era un attenzione da parte degli inquirenti su una persona interna ma non sappiamo se è stata, anche solo formalmente, indagata. L’unica cosa che posso fare è ribadire la nostra fiducia nella Magistratura e nelle forze dell’ordine. Ci siamo fatti radiografare anche noi, nel senso che i nostri comportamenti sono stati vagliati dalle indagini di questi anni e devo dire con soddisfazione che nulla delle tante favole che sono state raccontate ha poi trovato conferma nei fatti. In questo momento, proprio perché si sta avviando la ricostruzione è importante capire chi è stato e perché l’ha fatto”.

Dietro l’incendio di quella notte si è anche ipotizzato che ci fosse la mano della Camorra. Qual è la sua opinione a riguardo?

“Su questo veramente non so che dire anche perché, in questi due anni, si può immaginare come abbia pesato, anche dal punto di vista personale, questa vicenda su di noi. Abbiamo fatto mille ipotesi e ci siamo raccontati mille storie e mille possibilità. L’unica mia speranza è di sapere chi è stato”.

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