#laBuonaScuola, nuovo rinvio per l’adozione di un Ddl. Il Cdm discute sulle linee guida

La Riforma della scuola riparte dalle linee guida, niente decreto ma nemmeno l’annunciato disegno di legge. Tutto rinviato al 10 marzo. Renzi rassicura: “Le assunzioni dei precari non slittano”

precario scuolaIl Consiglio dei Ministri si è riunito ieri, intorno alle 19,10, con più di mezz’ora di ritardo rispetto alla tabella di marcia. Punto nodale all’ordine del giorno, le prossime mosse da adottare per la riforma del settore scolastico, ribattezzata “la Buona Scuola”. Il cambiamento dell’iter legislativo per la riforma ha costituito la grande novità del giorno, la forma iniziale prevista era quella del Decreto Legge, tuttavia le accuse che nei giorni passati, non poche, volte all’indirizzo del Premier, tacciato di comportamenti “dittatoriali” e di esautorare le funzioni del Parlamento, hanno causato una brusca inversione di marcia. Ci sarà un Disegno di Legge, e questo verrà emanato la prossima settimana, il 10 marzo. Ancora un rinvio quindi.

Il primo a dichiararsi soddisfatto dell’inversione di marcia è Brunetta (Fi), il quale ha constatato con piacere la fine di “comportamenti muscolosi” da parte di Renzi. Ma la nuova sfida di Renzi è chiara. Ora sta alle minoranze assumere un comportamento responsabile per dare risposta alle migliaia di precari del mondo della scuola, quando il disegno di legge sarà sottoposto al voto parlamentare. Ciò di cui ci si preoccupa di più, infatti, è di non riuscire ad assicurare le tempistiche precedentemente previste, che volevano entro settembre il nuovo piano di assunzioni, per un ammontare di quasi 150.000 posti di lavoro, e che, dovendo rispettare ora l’iter del ddl, saranno inevitabilmente dilungate, nonostante lo stesso Premier abbia più volte rassicurato sui limiti di tempo, previsti all’interno dello stesso disegno di legge.

Alcuni hanno ipotizzato che il tema delle assunzioni potesse, appunto, essere stralciato dal disegno di legge per inserirsi in un decreto, ma il Ministro delle riforme Boschi ha dichiarato che non sono previsti decreti nell’odg. Il tema delle assunzioni è da sempre la nota dolente di questa riforma prevedendo contratti di ruolo per tutti gli insegnanti precari all’interno delle GaE, Graduatorie ad Esaurimento, e, limitatamente ai posti rimanenti, anche per quelli iscritti nella Graduatoria d’Istituto, sebbene per quest’ultimi è soltanto l’anno 2015-’16 ad essere preso in considerazione, garantendo, tuttavia, per le parti eccedenti in entrambe le Graduatorie la priorità nei prossimi concorsi pubblici.

A tal proposito non manca chi manifesta scetticismo, come la Santoro, della Flc-Cgil, la quale afferma: “Che senso ha un nuovo bando quando non hai ancora assunto i 12 mila vincitori del concorso di tre anni fa?”. La Cgil, d’altronde, ha già fatto notare precedentemente come debba essere scopo precipuo del governo quello di tutelare tutti gli insegnanti precari (questa riforma ne copre, infatti, 1 su 5) non dimenticando coloro che hanno raggiunto i 36 mesi di anzianità, rispondendo così, anche alla sentenza della Corte di Giustizia, pronunciatasi al riguardo.

Il miliardo ricavato dalla Legge di stabilità, infatti, non basta, poiché a dover essere ricoperti sono anche le attività per potenziare l’apprendimento, la formazione scuola-lavoro e i rientri pomeridiani. L’ Anief (Associazione Nazionale Insegnanti E Formatori) prevede che tali disposizioni, incrociandosi con la spending review a cui deve attenersi il Dicastero, finiranno per impedire la “ricostruzione di carriera” per gli avanzamenti professionali e altre spese ugualmente necessarie e a cui si stenta ad adempiere persino ora.

Questione non meno dibattuta è quella del nodo delle paritarie, il finanziamento pubblico previsto per quest’ultime ha provocato una spaccatura all’interno dello stesso PD. C’è chi ha, infatti, ribadito che si disporrà ad accettare un finanziamento statale alle private soltanto quando le scuole pubbliche italiane potranno essere dichiarate sicure. Non sono pochi coloro che la pensano allo stesso modo, come Movimento 5 stelle, i milioni stanziati ogni anno per le scuole private violerebbero quanto disposto all’art.33 Cost., articolo che, in effetti, nega questo tipo di provvedimento.

Di diverso parere sono, invece, la Compagnia delle Opere e l’Associazione dei genitori delle scuole cattoliche, entusiasti per il probabile finanziamento delle paritarie. La pubblicazione sull’Avvenire, poi, di una lettera, firmata da 44 parlamentari tra Scelta civica, Nuovo centro destra e Pd, ha reso il tema particolarmente interessante per l’opinione pubblica. L’ottica assunta da quelli che sostengono il finanziamento è quella che vuole, in  tal modo, veder equiparata la possibilità ad accedere a tali istituti paritari anche da parte dei figli delle famiglie meno abbienti, così come spiegato dal sottosegretario all’Istruzione Toccafondi.

Nel frattempo l’Unione degli studenti, dopo il blitz al Miur, ha confermato lo sciopero del 12 marzo, mentre oggi in segno di protesta sono stati esposti striscioni nelle scuole con lo slogan “no alla buona scuola”.

Nonostante se ne parli dallo scorso settembre, l’iter di riforma del settore scolastico è appena all’inizio e c’è chi paventa, nella scelta del Premier di adottare il ddl, una strategia volta a ritornare, in presenza di una palese incapacità del Parlamento a legiferare in merito, a scegliere di adottare lo strumento della decretazione d’urgenza per garantire le assunzioni già per il prossimo anno. Un decreto legge che, uscito dalla porta, rientrerebbe dalla finestra questa volta senza l’accusa, rivolta al Premier di essere “uomo solo al comando”.

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