Rima Karaki, da giovane reporter Tv a simbolo della lotta per i diritti femminili in Medio Oriente

Emblema delle donne che lottano per i diritti parla di sé come di una persona che, a prescindere dal sesso, ha preteso rispetto

Rima KarakiIn pochi giorni da giovane reporter della TV libanese Al Jadeed è diventata un simbolo della lotta per i diritti femminili. Stiamo parlando di Rima Karaki, la giornalista che in Libano ha zittito lo studioso musulmano Hani al- Siba’i. Pochi secondi prima Siba’i l’aveva insultata con commenti sessisti e così la giornalista ha troncato il collegamento. Ma a chi ha fatto di lei una celebrità, Rima dalle pagine del quotidiano britannico The Guardian ha detto: “Io non mi sento un eroe, mi sento come ogni uomo o ogni donna con una dignità personale”.

Con un ospite come lo sceicco sunnita Hani al- Siba’i, da anni rifugiato politico a Londra perché accusato di essere un sostenitore di Al-Qaeda, e un tema come quello dei “Foreign Fighters”, i combattenti stranieri che danno man forte al terrorismo, c’era da aspettarsi un risultato esplosivo. Mai però la reporter Rima Karaki si aspettava di sentirsi dire in diretta: “Hai finito? Stai zitta. Sto parlando in modo che la gente capisca”. E poi: “Non dipende da me essere intervistato da una donna che…” A quel punto la Karaki ha messo fine all’intervista affermando: “O c’è rispetto reciproco o questa conversazione finisce qui”.

Lo studioso islamico Siba’i stava rispondendo ad una domanda riguardo la massiccia componente cristiana che si sta facendo strada tra le fila del terrorismo, quando ha iniziato a divagare con una lunga analisi storica che faceva riferimento persino alle Brigate Rosse in Italia. Con i tempi televisivi che incalzano, la Karaki gli aveva gentilmente chiesto di ritornare all’argomento principale e gli aveva posto una nuova domanda. Siba’i non ci è stato più e ha perso le staffe.

Un video che sta spopolando su internet contando ben 2,3 milioni di visualizzazioni, quello che ritrae la bella giornalista libanese con indosso l’Hijab e lo studioso islamista di posizioni radicali. Alla notizia di questo enorme successo, Rima ha voluto spiegare di non aver agito con l’intento esplicito di protestare contro il maschilismo e la società patriarcale che, purtroppo, ancora dilaga in Libano.“Quando mi ha detto di stare in silenzio, non è stato più possibile per me tacere perché avrei insultato me stessa”; ha dichiarato dicendo che si sarebbe odiata se avesse abbassato la testa davanti a quella prepotenza gratuita.

Di tutta risposta lo studioso ha pubblicato in questi giorni una lunga lettera dal suo profilo twitter in cui difendeva la sua posizione. L’accusa di Siba’i è che i media abbiano costruito una storia presentandolo come un fondamentalista islamico quale lui (ma non il tribunale egiziano che lo ha condannato in contumacia a 15 anni di reclusione con l’accusa di essere un membro della Al-Jihad) dice di non essere.

E per difendersi ha detto di aver zittito la giornalista solo perché stava “delirando”. Basta, però un semplice click per vedere che durante la trasmissione i toni della Karaki erano più che pacifici. Come lei stessa ha dichiarato, è suo dovere nello studio comportarsi come un moderatore e mantenere l’ordine.

La giornalista, ritrovatasi involontariamente in questo ciclone mediatico, ascoltando i commenti dei milioni di sostenitori ha colto l’occasione per parlare della reale condizione delle donne in Libano. Un paese che è stato sempre definito la “Svizzera del Medio Oriente” e in cui la compresenza di religioni diverse assicura in un certo modo una maggiore tolleranza e una maggiore apertura.

Un discorso che in parte coinvolge anche le donne se si pensa che è stata approvata anche una legge contro la violenza sulle donne. Rima però ci tiene a sottolineare che nonostante tutto le donne sono sempre delle cittadine di serie B (a loro attualmente sono precluse circa 70 professioni e lo stupro è ancora un “diritto coniugale”) e permane una grande differenza tra il loro status ufficiale e quella che è la loro realtà quotidiana.

 “Non voglio dire che sia stata una rivendicazione, ma forse ho dato un buon esempio”, dice la giornalista parlando di sé come dell’ultima tra le migliaia di donne libanesi che sotto il velo nascondo grandi capacità che devono solo avere il coraggio di cacciare fuori come lei ha fatto in televisione.

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