#laBuonaScuola: il Cdm dà il via libera al disegno di legge, ecco la ricetta del Governo per cancellare il precariato

Docenti scelti dal Preside, mai più classi pollaio e supplenti, bonus annuale di 500 euro per i prof e il ritorno dell’arte e della musica nelle scuole, queste le novità più importanti ma nel piano di assunzione rientrano solo le GaE e le Gm

Cdm buonascuolaRoma, 12 marzo – Dopo ripetuti slittamenti è arrivato il via libera del Consiglio dei ministri al disegno di legge sulla riforma della scuola. Ora la palla passa al Parlamento che dovrà lavorare con celerità in modo da varare un testo abbastanza rapidamente, questo quanto annunciato da Matteo Renzi in apertura della conferenza stampa nel corso della quale, con il supporto delle slide, sono state illustrate le novità apportate al sistema scolastico.

Per quanto riguarda il piano assunzioni è prevista la stabilizzazione di 100.701 docenti precari nell’a.s. 2015/16, ed il Premier precisa che ad essere assunti saranno solo chi è dentro le graduatorie ad esaurimento e nelle graduatorie di merito. Fuori almeno per ora i 23 mila docenti della scuola dell’infanzia. Il Premier si fa carico dell’impegno ad assumerli, ma “fare questo tipo di assunzione senza aver chiarito con i comuni la strategia sulle materne sarebbe stato un controsenso. Le assunzioni saranno inserite “nella delega e avranno un anno di tempo con il progetto 0-6”.

Tantissimi quindi i precari esclusi dal piano di stabilizzazione presentato dal Governo, innanzitutto gli idonei del concorso 2012, ovvero tutti coloro che pur avendo superato le prove del concorso (preselettiva, prova scritta e per qualche disciplina pratica o laboratoriale, e prova orale) non sono rientrati nel numero di posti disponibili banditi dal concorso. Così anche gli abilitati iscritti nelle Graduatorie di istituto, tutti coloro cioè che pur avendo conseguito un’abilitazione con i corsi Tfa o Pas, per i quali sono stati spesi mediamente 2600euro per prendervi parte, ora non potranno essere impiegati nemmeno per le supplenze che andrebbero all’organico delle autonomie. Esclusi anche coloro che sono già assunti a tempo indeterminato alle dipendenze dello Stato. Per chi resta fuori dal piano del Governo non resta altro che la via del concorso da bandire. La III^ fascia nemmeno menzionata dal DDL, ma se andasse in porto la riforma, anche per loro, come per gli esclusi, si chiuderebbero le porte del lavoro, seppur precario.

Le GaE e le GM dal 1° settembre 2015 perdono efficacia ai fini dell’assunzione con contratti di qualsiasi tipo e durata quindi non potranno essere utilizzate neanche per le supplenze; mentre la prima fascia delle graduatorie di istituto continuerà ad essere efficace fino all’a.s. 2016/17 incluso, per i soli soggetti già inseriti, non assunti con il piano straordinario.

La parola chiave della riforma della scuola è autonomia. Infatti, la prima novità consiste nel fatto che i professori saranno scelti direttamente dal preside all’interno di un Albo dei docenti. L’organico funzionale ribattezzato in organico dell’autonomia porterà al superamento delle “classi pollaio” e dei supplenti. Il meccanismo consiste in un piano strategico che include offerta formativa e fabbisogno, messo a punto da ogni scuola entro una determinata data e sarà sottoposto alla valutazione degli uffici competenti del Ministero. In questo modo ogni preside avrà a disposizione un tot di insegnanti non solo per le cattedre ma anche per lavorare su singoli progetti. Inoltre le scuole pubblicheranno on-line i curricula dei professori e i propri bilanci.

E’ prevista la carta dei prof consistente in un bonus di 500 euro (innalzato rispetto alla bozza iniziale del ddl che prevedeva un bonus annuo di 400 euro) a disposizione degli insegnanti ogni anno per consumi culturali, per l’acquisto cioè di libri, andare a teatro o all’opera.

Restano gli scatti di anzianità, come preannunciato. Tuttavia è previsto uno stanziamento di una cifra aggiuntiva sul merito che consiste in 200 milioni di euro a partire dal 2016. Il merito sarà valutato dal preside, sentito il consiglio dei docenti.

Restano anche le agevolazioni fiscali per i genitori che manderanno i figli nelle scuole paritarie e che si affiancano ad altri strumenti fiscali come il cinque per mille e lo “school bonus” ovvero speciali detrazioni per chi investe nella scuola.

Infine tornano la storia dell’arte e la musica. Il primo a commentare questa novità è stato il Ministro della cultura Dario Franceschini che su twitter scrive “Un impegno mantenuto e una scelta di civiltà il ritorno della musica e della storia dell’arte nelle scuole” – ed aggiunge – “Il governo sana uno sfregio compiuto ai danni del sistema formativo italiano”.

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