Bombardate Auschwitz, una partita politica giocata sulla testa di migliaia di esseri umani

Il libro, pubblicato da Il Saggiatore, verrà presentato per la prima volta a Napoli al bistrot letterario Libri & Caffè

Bombardate AuschwitzNe discuteranno, insieme con l’autore Arcangelo Ferri, capocronista RadioRAI, la giornalista e scrittrice Titti Marrone e il professor Francesco Soverina , ordinario di Storia e Filosofia e ricercatore dell’Istituto Campano per la Storia della Resistenza, dell’Antifascismo e dell’Età contemporanea.

IL LIBRO – L’autore ripercorre la storia di un ordine non dato che avrebbe potuto salvare migliaia di vite. L’attacco aereo su Auschwitz era richiesto dalle organizzazioni ebraiche più influenti e dagli stessi deportati, che lo invocarono più volte come estrema speranza nella fase culminante della Shoah, tra il maggio e il novembre del 1944. Ma dagli alti comandi alleati l’ordine – tecnicamente attuabile – non fu mai dato, e la macchina di sterminio nazista, lasciata indenne, poté aggiungere almeno centomila vittime al suo immane bottino.

Dando voce a protagonisti come Elie Wiesel, sopravvissuto ad Auschwitz e premio Nobel per la pace, Henry Morgenthau III, figlio del segretario al Tesoro dell’Amministrazione Roosevelt, Alfred Weber, ingegnere di volo della 15 Us Air Force, e David Wyman, tra i maggiori storici dell’Olocausto, oltre che a documenti e materiali d’archivio inediti, Bombardate Auschwitz ricostruisce la tremenda sfida politica, militare, burocratica che si giocò sulla testa di migliaia d’innocenti condannati a morte. Una sfida che coinvolse i vertici del governo statunitense.

Già alla fine del 1942, il presidente Roosevelt, letto il primo rapporto sullo sterminio, dichiarò che l’America avrebbe fermato l’abominio, impegnandosi con queste parole: “I mulini degli dèi macinano lentamente, ma macinano straordinariamente fino“. Nel 1944 le macine restarono ferme. Perché?

Questo libro contiene molte domande e alcune risposte sul prolungato “silenzio degli Alleati“, e sulle responsabilità morali di inglesi e americani, evocate da Elie Wiesel in una frase che esprime tutto il suo abbattimento: “Quando vedevamo i bombardieri passare sulle nostre teste speravamo, pregavamo che colpissero il campo. Ma non l’hanno fatto…”.

In appendice al testo, I protocolli di Auschwitz il rapporto realizzato da Rudolf Vrba (nome di copertura di Walter Rosenberg) e Alfred Wetzler due ragazzi fuggiti dal campo che fornirono agli alleati notizie sul posizionamento degli alloggi e delle altre strutture che però i liberatori non utilizzarono mai.

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