Piscinola, nascondevano cocaina in una cappella. Si segue la pista del clan Lo Russo

Da un lato la pistola e dall’altro il crocifisso, la prova della “fede” della camorra. Il boss Giuseppe Lo Russo, attualmente in carcere con i fratelli, è la pista da seguire per i carabinieri

Cocaina chiesaUn ramoscello di ulivo, simbolo di pace, e una calibro 38 special. È questo lo scenario che hanno trovato i carabinieri in una cappella votiva a Piscinola. In solo 10 mq gli agenti della stazione di Marianella hanno trovato inoltre ben 2kg di cocaina. E tra le dediche sulle panchine della cappella compare il nome di Giuseppe Lo Russo.

100mila euro, questo è quanto avrebbe fruttato la vendita di quei 6 panetti di coca nascosti sotto l’altare di una cappella votiva in via Janfolla. Chi aveva ideato quel deposito temporaneo contava sulla presunta insospettabilità del luogo e sulla “protezione” della Madonna. Un paradosso che, però, nella logica camorristica non è affatto una novità.

Nelle indagini avviate dagli inquirenti compare anche il clan Lo Russo. Su una della panchine, infatti, i carabinieri hanno trovato scritto il nome di Giuseppe, fratello di Salvatore e Mario Lo Russo con cui da anni gestiva il clan di Miano.

La famiglia dei Lo Russo ha preso il potere negli anni ’70 gestendo in larga parte il mercato della droga e delle scommesse clandestine. Salvatore stesso, attualmente collaboratore di giustizia dopo l’arresto, ha dichiarato di essere un affezionato giocatore. E tra i rapporti intrattenuti dal clan nei primi anni ’90 figura persino una presunta relazione con Maradona.

A testimoniare il collegamento con “El Pibe de oro” ci sarebbero delle intercettazioni telefoniche in cui si parla di una richiesta di “roba e donne” e le dichiarazioni del pentito Pietro Pugliese. Nel 1995, a detta del killer della camorra, il calciatore avrebbe chiesto aiuto a Salvatore Lo Russo per recuperare una ventina di orologi e il pallone d’oro rubatigli. Parole che dal punto di vista processuale non sono state ancora riscontrate.

Come ancora da accertare restano anche adesso i reali collegamenti tra il clan de “I Capitoni” e la cocaina ritrovata. Un episodio che in ogni caso conferma la forte devozione della camorra. Ricerca di protezione e scaramanzia sono i motivi che spingono verso la fede i clan camorristici che da anni costruiscono cappelle ed edicole votive in molti quartieri di Napoli.

“La religione è un riferimento costante per l’organizzazione camorristica non soltanto come forma scaramantica o residuo culturale, ma come forza spirituale che ne determina le scelte più intime”, scrive Roberto Saviano tra le pagine di Gomorra.

E a proposito, come non ricordare le quattro cappelle votive sequestrate qualche anno fa nel Parco Verde di Caivano. Le costruzioni furono realizzate come ex voto da pregiudicati del quartiere sopravvissuti a degli agguati mortali. Anche qui, come nella cappella di Piscinola, immagini di Gesù, della Madonna e dei Santi “protettori” a cui la camorra si affida.

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