Strage al Tribunale di Milano, imprenditore fallito uccide per per vendetta: 3 morti

Tra le vittime il giudice Fernando Ciampi, della provincia di Avellino. L’assassino è descritto come uno squilibrato, un paranoico, per la Procura di Brescia, che si occuperà delle indagini, ha agito con grande freddezza. Ora resta da indagare sui gravi errori del sistema di sicurezza

tribunale milanoUn raptus d’ira, la disperazione per aver perso tutto, è bastato solo questo per generare la terribile strage che ieri ha sconvolto il Tribunale di Milano. Tre morti e due feriti, tra cui Davide Limongelli, nipote del killer, attualmente in condizioni molto gravi. Claudio Giardiello, immobiliarista ed imputato per bancarotta fraudolenta, ha così attuato il suo folle piano, forse meditato da tempo, di farsi “giustizia” con le proprie mani.

Tredici colpi sparati con una pistola calibro 7.65 detenuta regolarmente e introdotta in Tribunale senza nessun problema. Giardiello è entrato da un ingresso secondario, in via Manara, riservato agli avvocati e ai magistrati, dove a quanto pare non sarebbero presenti metal detector. Le telecamere di sicurezza lo hanno inquadrato, vestito con giacca e cravatta, mentre mostrava qualcosa, probabilmente un finto tesserino di riconoscimento.

Confuso tra la folla nel Tribunale di un ordinario giovedì mattina, Giardiello si è diretto subito in un’aula del terzo piano, mentre si teneva il processo a suo carico per bancarotta fraudolenta. Il suo obiettivo: vendicarsi di tutti coloro che gli avevano rovinato la vita, come ha dichiarato ai Carabinieri al momento dell’arresto poche ore dopo la strage.

Le prime vittime sono state Lorenzo Alberto Claris Appiani, ex avvocato difensore del killer, e Giorgio Erba, un coimputato, quello che all’interno della società era chiamato “Il Comandante”. “Giardiello era stato cliente di mio nipote poi aveva iniziato a combinare disastri e lui ha smesso di seguirlo”, ha raccontato all’ANSA lo zio di Appiani. Giardiello probabilmente accusava l’avvocato non solo di averlo abbandonato ma anche di averlo tradito, dato che Appiani era in aula proprio come testimone contro il suo ex cliente.

Nel suo folle tentativo di vendetta Giardiello ha sparato ed ucciso anche il giudice Fernando Ciampi che al momento dei fatti era nel suo ufficio al secondo piano. Era stato Ciampi, magistrato della seconda sezione fallimentare del Tribunale di Milano, a dichiarare fallita la sua azienda Magenta nel marzo 2008. Originario di Fontanarosa, un comune di circa 3000 abitanti in provincia di Avellino dove era molto stimato, da anni ormai lavorava a Milano e a dicembre sarebbe andato in pensione. Il sindaco del comune Flavio Petrocciano ha espresso il cordoglio della comunità in una nota e in un manifesto.

“È una persona che si presentava molto bene, dopo di che aveva tratti di aggressività inquietante, scatti d’ira, elementi paranoici”, ha detto di Giardiello l’avvocato Valerio Maraniello, che fino a tre anni fa lo aveva difeso insieme ad Appiani. Una paranoia che lo ha spinto a scagliarsi contro chi secondo lui lo aveva voluto fregare.

Il profilo di Claudio Giardiello è quello di un immobiliarista di Benevento trapiantato nell’hinterland milanese in cerca di fortuna. E per parecchio tempo ci era riuscito, aprendo diverse società ed ottenendo grandi guadagni. Guadagni che poi si sono scoperti essere non proprio puliti, in quanto non dichiarati al fisco. Questo bottino, quindi completamente a nero, fino al 2006 almeno veniva regolarmente diviso in percentuale tra i vari soci, tra cui Limongelli ed Erba.

Liti, dissidi avevano poi spinto i due a denunciare Giardiello gettandolo nella più totale disperazione e conducendo la società al fallimento. Quando è stato arrestato, l’immobiliarista killer era diretto verso un’altra possibile vittima, l’ex socio Massimo D’Arzuoni, secondo quanto riportato dal ministro Alfano.

Al momento Giardiello si trova nell’ospedale di Vimercate, dove è stato ricoverato per un improvviso malore e dove si è avvalso della facoltà di non rispondere. Mentre nel frattempo infuriano le polemiche, sempre “a posteriori”, sulle falle della sicurezza del Tribunale.

FOTO: tratta da ansa.it

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