Elezioni regionali in Campania, Area Popolare si spacca. Ritornano le “vecchie” liste NCD e UDC

Possibile appoggio di Area Popolare al governatore uscente Stefano Caldoro (PDL) ma sale la tensione tra NCD e UDC che potrebbero presentarsi alle elezioni con due liste separate

Angelino AlfanoA quanto pare i malumori nel centrodestra non riguardano solo la Puglia, dove c’è una lotta tra i sostenitori fedeli a Berlusconi e quelli vicini all’europarlamentare Raffaele Fitto. Anche in Campania, si assiste, quando manca poco più di un mese e mezzo alle elezioni, ad una serie di veti, rancori personali e divisioni politiche.

Accade così che Area Popolare, il soggetto politico creato dall’intesa tra Alfano e Cesa, che dovrebbe annunciare entro il 18 aprile l’appoggio al governatore uscente Stefano Caldoro, potrebbe arrivare all’appuntamento del 31 maggio divisa. Potrebbe cioè essere presentata non una lista ma due liste: le “vecchie” NCD e UDC. Il pomo della discordia, sta tutto nella presenza in lista di Pietro Foglia, attuale presidente del consiglio regionale, su cui c’è il veto di Pasquale Sommese (braccio destro di Lorenzo Cesa) ed insistono le perplessità di Giuseppe De Mita (nipote dell’ex leader democristiano Ciriaco). Non si esclude, che il risultato possa essere proprio la presentazione di due liste diverse: una l’Udc, più demitiana; l’altra Ncd, con Foglia.

Ma i guai per il centrodestra campano non finiscono qui. A molti non è andata giù la candidatura da parte di Gioacchino Alfano (coordinatore regionale di Ncd) di Clemente Mastella e Paolo Romano, quest’ultimo finito ai domiciliari nel maggio 2014 con l’accusa di concussione (vai all’articolo).

Non è tutto, infatti c’è da registrare la mancanza di unità di vedute all’interno di Forza Italia, con i fittiani intenzionati ad appoggiare Caldoro mentre Vincenzo D’Anna (vicino a Nicola Cosentino), si schiera con una lista pro-De Luca, candidato del PD. Nel farlo, il senatore D’Anna (Gruppo Autonomie e Libertà) accusa il partito di Berlusconi di essere “senza democrazia” e Caldoro di essere “un buon politico ma un pessimo amministratore”. Una frase quest’ultima, che pone più di qualche interrogativo sul come molti esponenti politici intendano la politica, attività che dovrebbe essere guidata solo e unicamente dalla voglia di servire la res publica.

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