Incidenti finale Coppa Italia a Roma: condannato Genny ‘a carogna

Condanna a 2 anni e 2 mesi per Gennaro De Tommaso, capo ultras del Napoli noto anche come Genny ‘a carogna, per episodi di violenza durante la finale di Coppa Italia del 2014 non connessi con la morte di Ciro Esposito. Assolto per la scritta “Speziale libero”

genny-a-carognaRoma, 29 aprile – Gennaro De Tommaso, capo ultras del Napoli noto con il soprannome di Genny ‘a carogna è stato condannato a 2 anni e 2 mesi di reclusione, senza sospensione condizionale della pena per una serie di violenze avvenute il 3 maggio 2014, il giorno in cui si giocò, a Roma, la finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina. Altri 3 napoletani sono stati condannati ad un anno e 8 mesi (pena sospesa) per resistenza a pubblico ufficiale, si tratta di Mauro Alfieri, Genny Filacchione e Salvatore Lo Presti.

De Tommaso, difeso dall’avvocato Giovanna Castellano, è stato condannato per aver scavalcato la recinzione della Curva Nord dello stadio Olimpico di Roma e per discutere con i giocatori del Napoli e le forze dell’ordine circa l’inizio match. Episodi che non sono connessi con quelli che ebbero luogo prima dell’inizio dell’incontro e che sfociarono nel ferimento a morte del tifoso napoletano Ciro Esposito, poi deceduto in ospedale qualche mese dopo. Mentre è stato assolto per la scritta “Speziale Libero” sulla T-shirt indossata quel giorno e per il lancio di materiale pericoloso.

Le immagini di Genny a’ carogna a cavalcioni sulla recinzione del settore che ospitava i tifosi partenopei mentre discuteva con il capitano azzurro, Marek Hamsik, e con le forze dell’ordine fecero il giro dei Tg nazionali. Scena che provocò non poche polemiche intorno al mondo ultras. In quell’occasione Gennaro De Tommaso indossava una maglietta nera con la scritta “Speziale Libero”, chiaro riferimento al ragazzo condannato per l’omicidio dell’Ispettore di Polizia Filippo Raciti rimasto ucciso durante gli scontri tra tifosi in occasione del derby siciliano tra Palermo e Catania. Scritta che suscitò lo sdegno della povera vedova dell’agente di polizia.

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