Terremoto in Nepal, bilancio apocalittico: 7000 morti e 14mila feriti, 1milione i senzatetto

Il Nepal è in ginocchio dopo il terremoto dello scorso 25 aprile. L’ultimo bilancio delle vittime è tragicamente destinato a salire. In alcune aree i soccorsi tardano ad arrivare mentre nella capitale scoppia la protesta per la lentezza con cui vengono distribuiti gli aiuti alla popolazione ormai allo stremo delle forze. Alcuni nostri connazionali, bloccati in Nepal dal sisma, stanno rientrando in Italia ma ancora in 2 mancano all’appello e risultano irreperibili

NepalKathmandu, 2 maggio – Ad una settimana di distanza dalla terribile scossa di terremoto di magnitudo 7,9 che ha colpito il Nepal si fa la conta dei danni e delle vittime causate dal sisma. Il bilancio è apocalittico. Il numero dei morti è salito a 7000, dato ancora provvisorio in quanto destinato a salire e reso noto oggi dal ministro dell’interno nepalese. Solo ieri le squadre di soccorritori hanno estratto dalle macerie della torre di Dharaharam altri 50 cadaveri. Intanto nella notte è arrivato l’annuncio del governo: “Non ci sono più speranze di trovare sopravvissuti”.

14 mila il numero dei feriti e oltre un milione i senzatetto. 400 mila edifici distrutti e 9 su 10 risultano inagibili secondo la stima fatta dal governo. Oltre 6 mila persone, circa un terzo della popolazione, sono state colpite in varia misura dal sisma in 34 distretti. Diverse  località, nelle vallate più remote, sono rimaste isolate e non sono ancora state raggiunte dai soccorsi. Una vera catastrofe quella che ha colpito il Nepal la cui popolazione è allo stremo delle forze, senza cibo, acqua e medicine.

Fa accapponare la pelle il dato indicato dai modelli matematici del sito earthquake-report.com, il più grande database indipendente sui terremoti al mondo, che si basa su diversi tipi di dati, dai tweet alle segnalazioni delle stazione sismologiche. Il terremoto in Nepal dovrebbe avere un bilancio finale introno alle 9 mila vittime e non si esclude la possibilità di arrivare a 10 mila; una vera e propria ecatombe. Per quanto riguarda i danni ad edifici ed infrastrutture si prevedono tra i 3 e i 3,5 miliardi di dollari a cui andranno aggiunti circa 5 miliardi di dollari per la ricostruzione, destinati a crescere se si deciderà di costruire infrastrutture migliori.

In uno scenario di morte e distruzione un barlume di speranza è dato dalla notizia di alcune persone estratte ancora vive da sotto le macerie a distanza di giorni dal terremoto. E’ il caso di Pemba Lama, un ragazzo di 15 anni trovato vivo dai soccorsi sotto le rovine di un albergo di 7 piani di Kathmandu, dove lavorava. Il ragazzo era rimasto intrappolato tra due piani crollati. Inoltre il Centro nazionale operazioni di emergenza (Neoc) ha reso noto in un tweet che due donne sono state estratte vive dalle macerie a Dadhikot, quartiere di Kathmandu, e a Bhaktapur, località vicina alla capitale, dove, ieri è stato salvato un neonato di appena 4 mesi intrappolato sotto le macerie della sua abitazione da sabato.

Mentre ha dell’incredibile la storia di Rishi Khanal, un ragazzo di 27 anni, rimasto imprigionato per quasi 82 0re sotto i resti di un albergo. Quando il terremoto ha colpito il ragazzo aveva appena finito di mangiare ed era salito al secondo piano dell’albergo di Kathmandu. E’ rimasto intrappolato con un piede schiacciato dalle macerie, circondato dai cadaveri, ma ha continuato a lottare per sopravvivere bevendo la sua urina e battendo contro i sassi nella speranza che qualcuno lo sentisse.

Kathmandu spostata di 3 metri verso sud. Lo affermano alcuni esperti internazionali secondo i quali, il terremoto che ha colpito il Nepal lo scorso 25 aprile, ha spostato il terreno sotto l’area della capitale fino a 3 metri verso sud, mentre l’altezza dell’Everest dovrebbe essere rimasta invariata.

Proteste e polemiche per i ritardi dei soccorsi. Circa 200 persone hanno bloccato il traffico a Kathmandu in segno di protesta contro la lentezza con cui vengono distribuiti gli aiuti alla popolazione. Nel distretto di Dolakha gli sfollati hanno appiccato il fuoco agli uffici distrettuali puntando il dito contro gli amministratori per non aver distribuito nessun genere di prima necessità.

Tragica la situazione alle pendici dell’Himalaya. I monti sconvolti da enormi voragini appaiono come se fossero stati bombardati. Centinaia di villaggi rurali sono stati inghiottiti dalle frane e le strade sono interrotte dai massi. Nella vasta area i soccorsi tardano ancora ad arrivare e manca tutto: acqua potabile, cibo, medicine, carburante, elettricità e tende per difendersi dalla pioggia e dal gelo della notte. I sopravvissuti bruciano i cadaveri mentre migliaia di bambini e vecchi ormai sono allo stremo delle forze.

Italiani bloccati in Nepal. Su 347 connazionali che si trovavano in Nepal al momento della scossa 2 mancano ancora all’appello. L’Unità di crisi della Farnesina fa sapere che sono ancora in corso le verifiche per rintracciarli. Intanto il C130 atterrato nella notte a Kathmandu è ripartito con a bordo 29 superstiti del terremoto, tra cui 23 Italiani e 6 cittadini di altre nazioni europee. Mentre, con un volo dall’India, sono sbarcati a Milano e hanno fatto ritorno a casa i due ragazzi di Savona rimasti coinvolti nel terribile sisma: Francesco Vesalici e Lucia Varaldo. I due erano in Nepal da circa un mese come cooperanti dell’associazione onlus “Finale for Nepal” e, al momento del terremoto, si trovavano a Tikapur, a 600 Km dalla capitale.

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