Qui Napoli: il grido degli oltre 1200 docenti a piazza del Plebiscito: “La Buona scuola siamo Noi”

Docenti, studenti e famiglie si sono dati appuntamento in piazza del Plebiscito per protestare contro la riforma del sistema scolastico del Governo Renzi. Una piazza caldissima quella di Napoli con cartelloni e striscioni contro #LaBuonaScuola. La protesta continua il 6 e 7 maggio giorno in cui si svolgeranno le prove Invalsi contro le quali si mobilitano anche le famiglie: alcune mamme si rifiuteranno di sottoporre i figli ai test

Sciopero NapoliNapoli, 5 maggio – Una giornata calda, anzi caldissima quella di stamattina per la città di Napoli, non solo dal punto di vista climatico ma anche perché oggi in oltre 1200, tra insegnanti, studenti e genitori con figli al seguito hanno letteralmente invaso piazza del Plebiscito per protestare contro la “Buona Scuola” di Matteo Renzi.

“La buona scuola siamo Noi”: è questo lo slogan che all’unisono intonano i manifestanti che hanno aderito allo sciopero generale indetto dai sindacati di categoria, per ribadire con veemenza il loro dissenso  al ddl del Ministro Stefania Giannini che, secondo loro, come un pugno in pieno volto mette k.o la scuola pubblica.

Un mare di palloncini colorati, striscioni e cartelloni hanno animato la piazza, accompagnati dal suono assordante dei fischietti, e hanno fatto da contorno alla manifestazione creando un atmosfera surreale che ha coinvolto anche i tantissimi bambini presenti  e accompagnati dai loro genitori  che hanno deciso di scendere in piazza al fianco degli insegnanti. “Siamo qui sopratutto per loro, per i nostri figli  che hanno diritto ad una scuola migliore di quella delineata dalla riforma del governo in carica”.

Uno dei momenti più significativi della giornata è stato quando improvvisamente nella piazza è calato il silenzio e i manifestanti si sono raccolti in un grande cerchio. Quel silenzio, inusuale per una manifestazione, è stato interrotto dall’inno di Mameli intonato dagli insegnanti, dalle mamme  e dai loro bambini e anche qui, come è accaduto all’inaugurazione dell’Expo, il tradizionale “siam pronti alla morte” è stato sostituito da “siam pronti alla vita” a sottolineare il fatto che per chi oggi è sceso in piazza a scioperare la scuola è vita ed è uno degli investimenti più importanti per il futuro del Paese.

L’arrivo dei Cobas, seguiti da un lungo corteo di persone, ha nuovamente infiammato la piazza e all’annuncio che in quel preciso istante a Roma erano in 100.000 la folla è esplosa in un’ ovazione unendosi simbolicamente a colleghi che manifestavano nella capitale. “Oggi è una giornata memorabile” è quanto si sente udire dai megafoni ed effettivamente è davvero difficile poter dire il contrario; i numeri parlano chiaro e smentiscono nettamente quanto affermato dal sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone che ha detto ” In piazza ci sarà la minoranza del Paese”. La partecipazione di oggi alla mobilitazione contro il ddl de “La buona scuola” è una realtà che il Governo Renzi non può non prendere in considerazione facendo finta che non esista.

Oggi i docenti, che si sono dati appuntamento in piazza del Plebiscito per scioperare, non si sono spogliati del tutto dei loro panni di insegnati, e da buoni educatori, nonostante fossero li per manifestare il loro dissenso hanno impartito una lezione importantissima ovvero che è possibile protestare e far sentire con forza la propria voce in modo civile e pacifico.

La protesta continua il 6 e il 7 maggio, giorni in cui si svolgeranno i test invalsi considerati dai Cobas “lo strumento base su cui cammina la riforma del sistema scolastico” e contro il quale c’è un movimento delle famiglie. La conferma arriva da una rappresentante delle mamme della scuola Foscolo-Oberdan di Napoli, infatti domani e dopodomani alcune mamme si rifiuteranno di far sottoporre i propri figli alle prove.

Inoltre i Cobas annunciano che il 12 maggio saranno nuovamente in piazza al fianco dei colleghi delle superiori e degli studenti che non vogliono, non solo l’Invalsi, ma anche le 400 ore annue “di lavoro nero obbligatorio” per gli alunni di 3°, 4° e 5° superiore.

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