La fotografia giapponese del secondo Ottocento. I capolavori dal 1860 al 1910.

Sabato 21 aprile a Villa Pignatelli verrà inaugurata l’esposizione dedicata ai capolavori della fotografia giapponese del secondo Ottocento. L’iniziativa s’inserisce all’interno di un progetto più ampio che sta facendo di Villa Pignatelli la Casa della Fotografia.

La mostra s’intitola “La Fotografia del Giappone (1860-1910). I capolavori”. L’organizzazione è stata curata da Marco Fagioli e Francesco Paolo Campione con il patrocinio della Provincia di Napoli, la Regione Campania e la Fondazione Italia Giappone.

Il percorso ospita diverse aree tematiche: dalla rappresentazione del paesaggio alla natura “educata” dalla cultura, dall’attenzione all’esotismo fino al rapporto tra fotografia e stampa. Protagonista trasversale dell’intera esposizione la figura femminile colta nelle sue più variegate manifestazioni: a lavoro nelle botteghe artigiane del tempo o nei campi, nella quotidianità all’interno delle quattro mura domestiche o di notte in quartieri a “luci rosse” ante litteram. La scelta dei soggetti rappresentati può essere letta anche in altro modo: da un lato protagonista è la figura femminile ritratta nei più diversi scenari, dall’altro sono gli stessi scenari a diventare protagonisti. Voglio dire: il protagonista è sia la figura umana colta nei vari momenti della giornata, ma anche i vari aspetti della vita umana che di volta in volta sono “abitati” da individui.

E, nell’ambito di questa ampiezza di tematiche, un posto lo occupa anche l’elemento di sacralità, o meglio la questione del rapporto tra sacro e profano. Nella sottosezione dedicata al rapporto sacro-profano l’ambientazione che diventa protagonista è quella ipercaratteristica dei templi, delle cerimonie e delle feste religiose.

L’attenzione della mostra supera i canoni tipici della esposizione vera e propria perché tende a sottolineare anche elementi strettamente tecnici. La tecnica fotografica europea che arrivò in Giappone nella seconda metà dell’Ottocento trovò un substrato singolare laddove ad una scarsezza di strumenti faceva da contraltare un’abilità manuale di gran pregio. La commistione produsse risultati di sorprendente veridicità e straordinaria espressività tali da ingannare l’osservatore spesso non perfettamente a proprio agio nel distinguere tra foto o pittura.

La mostra rimarrà aperta la pubblico fino al prossimo 3 giugno. In parallelo ogni sabato conferenze in tema organizzate dall’Istituto Universitario L’Orientale.

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