Festival di Cannes, 7 minuti di applausi per Matteo Garrone e le fiabe napoletane

Garrone porta Basile sul grande schermo ne “Il racconto dei racconti”. Sui testi del genio napoletano che non ha avuto il successo che meritava nasce una pellicola dal sapore horror

matteo garronePrimo dei tre film italiani presentati al Festival di Cannes, “Il racconto dei racconti” di Matteo Garrone si aggiudica più di 7 minuti di applausi. Il regista di Gomorra ritorna sul tappeto rosso di Cannes con un film ispirato alle fiabe napoletane di Giambattista Basile. Protagonisti grandi nomi del cinema come Salma Hayek, Vincent Cassel, John C. Reilly e Toby Jones. E mentre la critica lascia commenti positivi definendo Garrone “il degno erede di Pasolini”, la reazione più attesa resta quella del pubblico che lo vedrà nelle sale.

“Il mio è un film che un po’ spiazza, non te lo aspetti, specie da un italiano. All’inizio, mi rendo conto, non sai bene come relazionartici, ci vuole un po’ di tempo, devi metabolizzarlo. Più ti abbandoni, più ti lasci andare, più sarà facile emozionarsi, più ti irrigidisci in partenza più resterai esterno, lontano”, ha dichiarato Matteo Garrone che oltre ad essere il regista è anche il produttore della pellicola.

“Il racconto dei racconti”, già nel titolo ricalca “Lo cunto de li cunti”, la celebre raccolta di fiabe del 1634 scritta da Basile. Delle 50 fiabe in lingua napoletana Garrone ne ha scelte tre (“La pulce”, “La vecchia scorticata”, e “La cerva fatata”) traducendone il testo in inglese. E avvicinando il genere della favola al fantasy e all’horror.

Sullo sfondo di un’atmosfera barocca ricreata in luoghi reali, come le gole dell’Alcantara in Sicilia e il bosco del Sasseto vicino Viterbo, il regista mette in scena “il desiderio che viene spinto oltre il limite”, come spiega parlando di Basile. Uno scrittore che ha fatto scuola ai Fratelli Grimm e a Charles Perroult. “Basile è stato il primo a scrivere di Cenerentola e della Bella Addormentata – continua Garrone – è un genio ingiustamente misconosciuto e mi è sembrato giusto rendergli omaggio”.

Le tre fiabe selezionate hanno per protagonisti la Regina di Selvaoscura (Salma Hayek) che finisce per mangiare il cuore di un drago marino pur di avere un figlio; il Re di Roccaforte (Vincent Cassel) schiavo della lussuria a tal punto da confondere la voce di una vecchia lavandaia con una giovane ragazza; e il Sovrano di Altomonte (Toby Jones) che per l’amore che prova per la sua pulce da compagnia lascerà la figlia tra le braccia di un orco.

Dei racconti che già in partenza si distanziano dalle leggere favole per bambini a cui siamo abituati, proiettando sullo schermo le passioni e le ossessioni umane. Ma ciò che colpisce di più è l’ambientazione surreale che Garrone ha ricreato rifacendosi alle vecchie tecniche cinematografiche e a registi come Fellini, Monicelli e Pasolini.

Un mix tra passato e presente, cinema e letteratura che ha colpito buona parte della stampa internazionale. Il “Guardian” ha parlato di un film “gloriosamente folle, rigoroso figurativamente, visivamente meraviglioso: erotico, divertente, intimamente consistente. Il tipo di film, in effetti, per cui esiste un Festival come Cannes”.

Certo come per tutti i film che calcano il tappeto rosso non sono mancate le critiche negative. In particolare molto attaccata è stata la scelta del regista di far recitare gli attori in inglese. “Anche se avessi scelto di far recitare gli attori in italiano – spiega Garrone – si sarebbe trattato di una traduzione del napoletano seicentesco originario. L’inglese ci permette solo di arrivare a un pubblico più vasto.”

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